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La recensione di Swiss Army Man – Un amico multiuso

La recensione di Swiss Army Man – Un amico Multiuso, film diretto da Daniel Kwan e Daniel Scheinert.
Nel cast Daniel Radcliffe, Paul Dano e Mary Elizabeth Winstead.
Leggi la scheda e guarda il trailer originale.

Swiss Army Man – Un amico Multiuso è un’opera surreale presentata all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.
Protagonisti sono il bravissimo Paul Dano e l’altrettanto ispirato Daniel Radcliffe. Due attori di rilievo, diretti egregiamente dalla coppia Dan Kwan e Daniel Scheinert, sotto lo pseudonimo di Daniels.
La trama, un po’ semplicisticamente, si può riassumere così: Hank (Paul Dano) è un naufrago bloccato su un’isola deserta che ha perso ogni speranza di far rientro a casa. Abbattuto e depresso da questa consapevolezza, sceglie il suicidio, ma tutto cambia quando un cadavere di nome Manny (Daniel Radcliffe) viene portato sulla spiaggia dalle onde; i due diventano amici e partono per un’epica avventura che riporterà Hank dalla donna dei suoi sogni grazie all’aiuto di Manny, “usato” come coltellino svizzero.

Swiss Army Man - Un amico Multiuso

Un incrocio tra Cast Away e Weekend con il morto Harry Potter; un film sopra le righe che bisogna prendere così com’è, senza ragionare troppo sulla trama surreale e sulle bizzarrie che la coppia attraverserà. Ma è poetico e geniale nelle sue trovate, come il corpo di Manny usato come motoscafo alimentato a flatulenze risulterà una scelta logica e perfettamente plausibile.
E’ un’opera visionaria, pregna di metafore, che con con un uso elegante della musica (cantata a cappella) e della narrazione risulta un lavoro originale e fresco.

Della bravura di Paul Dano, poi, ne eravamo a conoscenza, ma il vero mattatore è Daniel Radcliffe, in una interpretazione “zombiesca” vecchio stile che finisce per affascinare e divertire lo spettatore.

Un film poetico, per certi versi profondo, ma senza serietà. La solitudine umana, l’ipocrisia della nostra epoca, l’amicizia e la forza della disperazione e (della pazzia) riescono a uscire fuori e a superare i siparietti (divertentissimi) un po’ strambi del coltellino svizzero umano.
La depressione individuale viene trattata con una comicità agro-dolce capace di sbalordire e generare una riflessione, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Marco Visco


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Marco Visco

 
Sono nato a Roma nell'anno dei mondiali, quelli dell'82 e Paolo Rossi era un ragazzo come noi. Tra cartoni animati, vecchie serie tv e saghe di acchiappafantasmi e di ritorni al futuro sono cresciuto e mi sono laureato in Scienze delle Comunicazioni. Dopo aver imparato la "professione" tra redazioni, servizi e articoli ho avuto il privilegio di dirigere la testata giornalistica cinematografica Cinemamente.