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Pubblicato il 19/03/2017 da Anna Pennella in , , ,
 
 

Recensione di Strane Straniere: l’alterità dell’immigrato in cinque donne

Strane Straniere è un documentario del 2017 diretto da Elisa Amoruso, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città. Nel documentario ci sono Radoslava Petrova, Sihem Zrelli, Ana Laznibat, Ljuba Jovicevic, Fenxia “Sonia” Zhou. Il film è uscito nelle sale l’8 marzo 2017.

Per la scheda tecnica cliccare qui. Mentre qui sotto trovate il trailer:

 

Cinque donne arrivate in Italia da paesi diversi. Cinque donne che hanno seguito il loro istinto e le loro passioni. Alcune di queste sono arrivate in Italia per amore, altre spinte a lasciare le proprie radici. Ma ognuna di loro è riuscita a dar vita a un’attività propria, integrandosi con successo in una nuove realtà. Ciò che le accomuna è la forza femminea e il fatto di essere straniere in Italia.

 

 

Al suo secondo documentario, Elisa Amoruso è riuscita a fondere insieme il destino di queste donne con spontaneità, avvicinandosi ai loro occhi per scoprire il loro trascorso: Radi è una pescatrice. Ana e Ljuba gestiscono una piccola galleria d’arte. Sonia è la proprietaria del ristorante cinese più conosciuto di Roma e Sihem ha fondato un’associazione che aiuta chi si trova in difficoltà economiche. Sono loro le strane straniere protagoniste del documentario che si confrontano e si confessano davanti alla telecamera.

 

 

Radi è bulgara, Sonia è cinese, Sihem è tunisina, mentre Ana e Ljuba erano entrambe jugoslave prima della guerra che ha cambiato le loro nazionalità, rendendole rispettivamente croata e serba. Cinque donne completamente diverse che la regista è riuscita a fondere insieme: emozioni, paure e rivendicazioni profondamente simili le rendono un personaggio unico.
Elisa Amoruso si è imbattuta nelle storie delle cinque donne per puro caso. Il soggetto del documentario nasce dallo studio dell’antropologa Maria Antonietta Mariani su circa dieci straniere che sono riuscite a creare attività in Italia, integrandosi perfettamente. La regista ne ha scelte alcune, accompagnandole nelle loro attività quotidiane e chiedendo loro di raccontarsi.

 

 

Quello che ne esce è un romanzo di formazione che ha richiesto un lavoro di montaggio lungo due anni. “Non si tratta del canonico racconto di un ragazzo adolescente che diventa adulto – aggiunge Amoruso – ma di un adulto che prende coscienza di sé e decide qual è la sua vera identità attraverso un cambiamento radicale: di Paese, di lingua, di cultura”. La scelta di puntare sulle donne è voluta. Perché nelle storie di Radi, Sonia, Sihem, Ana e Ljuba non c’è soltanto il coraggio di ricominciare in un luogo straniero, ma anche un percorso di emancipazione dai loro uomini: mariti, fidanzati o fratelli. “Queste donne hanno scelto una strada di affermazione di sé che non è scontata neanche nel 2016, hanno avuto il coraggio di cambiare, anche rischiando di perdere qualcosa”.

Anna Pennella


  1.  
    Maria Antonietta Mariani

    Strane straniere (progetto da cui è tratto il film) non è uno studio ma un lavoro artistico. L’arte è “contemporanea” solo se svela la realtà. L’artista non può che farsi antropologo..




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