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#RomaFF12: Trouble No More, incontro con la regista Jennifer Lebeau e Michael Shannon

In occasione della conferenza stampa del film Trouble No More di Jennifer Lebeau abbiamo incontrato la regista e il protagonista della pellicola, il camaleontico Michael Shannon interprete di pellicole di successo come Revolutionary Road, L’uomo d’acciaio e Animali notturni. L’attore, che si è presentato indossando degli abiti piuttosto casual, non ha abbandonato la solita aria arcigna che caratterizza i suoi personaggi e che l’ha reso noto al pubblico di tutto il mondo.

Ad inaugurare l’incontro è stata la regista che, ad una domanda riguardante l’idea alla base del film e la scelta dell’interprete più adatto ha risposto: “Il film è stato concepito quando abbiamo trovato questo materiale sconosciuto su Bob Dylan. Erano delle riprese di più di trent’anni fa, molto sporche, quindi abbiamo dovuto ripulirle. Abbiamo scelto di non far vedere i momenti in cui Bob parlava,” ha spiegato la Lebeau, “perché tutti avrebbero dovuto interessarsi solo alla musica. Per questo abbiamo lasciato che a proferire i sermoni fosse un attore professionista capace di trasmettere la tensione pur mantenendo acceso un lato comico. Michael Shannon era perfetto per il ruolo”.  Shannon, che si è detto un fan sfegatato di Dylan sin da quando con la madre andò da piccolo a vedere un suo concerto nel Kentucky, ha definito il cantautore americano “un uomo speciale e una fonte di ispirazione per il mio lavoro”.

Nel film Shannon incarna un predicatore che ce l’ha con gli ingiusti e i malvagi. Quando gli è stato chiesto se avesse in mente un personaggio ben preciso verso cui indirizzare le invettive scritte per lui da Luc Sante, l’interprete ha confessato di non aver pensato a nessuno in generale. Ha poi aggiunto: “Ho avuto da poco il privilegio di vestire i panni dell’inventore e imprenditore George Westinghouse, un uomo che con la sua ricchezza contribuì al benessere di molte persone senza mai fregarle, nonostante fosse circondato da banchieri e industriali non proprio integerrimi. Purtroppo il mondo è pieno di persone poco limpide che tentano di calpestare il prossimo. Sono degli archetipi che non moriranno mai”.

Andando più nello specifico del personaggio da lui impersonato, un uomo dalla forte spiritualità e quasi un’incarnazione di una delle anime di Dylan, Shannon ha confessato di aver trovato sin da subito delle cose in comune con il personaggio da lui interpretato in Elvis & Nixon, nientemeno che Elvis Presley: “Anche Elvis era una persona molto spirituale e sempre alla ricerca non del successo, ma di una comprensione più profonda del mondo. Cercava continuamente il modo di migliorarsi e di aiutare gli altri. Era molto simile a Dylan in questo. Bob era interessato solo al futuro e non guardava mai indietro per venerare la propria leggenda. Per questo era un grande”.

Una delle scelte più controverse fatte dalla regista è stata quella di non mettere sottotitoli durante le parti del concerto di Dylan lasciando gli spettatori stranieri all’oscuro del messaggio contenuto nelle sue canzoni. La Lebeau ha confessato di aver avvertito una certa frustrazione nel pubblico durante la visione della sua opera, ma di non aver voluto inserire i sottotitoli per non sminuire la spiritualità del momento: “I tre album presi in considerazione nel film, Slow Train Coming, Saved e Shot of Love, hanno dei testi pervasi da una grande intensità religiosa. Ho creduto che non fosse necessario tradurre questa spiritualità perché bisognerebbe crederci come ci credeva Dylan”.

La performance di cui si rende protagonista Dylan in Trouble No More è oggettivamente carica di energia e secondo la regista ciò è dovuto proprio alla rinnovata fede in Cristo che ha caratterizzato quel preciso momento della vita del cantautore. “Ho visionato altri filmati d’archivio tratti da altri suoi concerti,” ha detto la Lebeau, “e in nessuno di essi Bob aveva lo sguardo che ha nel mio film”. Shannon è sembrato essere d’accordo: “Il mio agente, che non era assolutamente un fan di Dylan, è rimasto molto colpito dalla carica che emanava sul palco. Se lo si guarda si nota che è energico ma al tempo stesso si percepisce che è in pace perché sta portando avanti il suo messaggio. Tutto ciò è ammirevole”.

Il personaggio del predicatore si rivolge al pubblico raccomandandogli di seguire la giusta via. In questo momento in cui Hollywood sembra tremare sotto le quotidiane accuse di molestie sessuali rivolte a questa o quella celebrità, il ruolo di Shannon sembra assumere un significato ancora più forte. “Avendo dei figli cerco sempre di interpretare dei ruoli che comunichino un messaggio e che siano di ispirazione. Scelgo personaggi che sveglino le coscienze riguardo i problemi che affliggono il mondo e che diano alla gente un senso di pace. Questo è tutto ciò che, come attore, posso fare” ha concluso serio la star concedendo ai fan presenti molti autografi ma pochi sorrisi.

Gabriele di Grazia

 


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…