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#RomaFF12: Stronger, un film dalla narrazione potente che scioglie il cuore

Recensione di Stronger, l’atteso film drammatico con Jake Gyllenhaal presentato nel catalogo della Selezione ufficiale alla dodicesima Festa del Cinema di Roma. Nel cast anche Tatiana Maslany, Clancy BrownFrankie ShawMiranda Richardson.

Ispirato ad una storia vera, quella di Jeff Bauman, uno dei feriti dell’attentato dinamitardo avvenuto durante la maratona di Boston del 2013, il film diretto da David Gordon Green vede come protagonista uno straordinario Jake Gyllenhaal alle prese con un ruolo che non potrà non essere considerato per una candidatura alla prossima cerimonia degli Oscar. Emotivamente potente, la pellicola è sorretta quasi interamente dall’interpretazione di Gyllenhaal e purtroppo si perde in personaggi di contorno troppo stereotipati che non danno nessun vero apporto alla storia. Da lodare la prova di Tatiana Maslany che affianca il protagonista per tutta la durata ricoprendo il ruolo non facile della ragazza che si sacrifica, forse mossa da iniziali sensi di colpa, per l’uomo che l’ha sempre amata e che per esserle accanto ha perso per sempre l’uso delle gambe. Un film che incarna in tutto e per tutto lo spirito americano peccando forse un po’ di retorica ma che arriva comunque a toccare il cuore dello spettatore.

Jeff (Jake Gyllenhaal) è un ragazzo di 27 anni che per vivere lavora in una catena di polli arrosto. Spigliato e sempre con la testa tra le nuvole, Jeff vuole disperatamente riconquistare Erin (Tatiana Maslany), un’appassionata di corsa campestre che lo ha lasciato per l’ennesima volta. Proprio per fare colpo su di lei si dirige alla maratona di Boston deciso a fare il tifo per lei e ad aspettarla al traguardo sventolando uno striscione tra le mani. Ma qualcosa va storto e durante la gara esplodono due bombe proprio accanto a lui che gli portano via entrambe le gambe cambiandogli per sempre il corso della vita. Ripresa conoscenza in ospedale il ragazzo aiuterà gli agenti di polizia ad individuare uno degli attentatori e farà fronte giorno dopo giorno alle difficoltà quotidiane che la sua situazione comporta: lunghi mesi di riabilitazione fisica ed emotiva e la presa di coscienza che niente sarà più come prima. Al suo fianco resterà Erin che accetterà di andare a vivere con lui nonostante la presenza dell’ingombrante madre di Jeff, un’alcolista che non vede l’ora di far conoscere al mondo il carattere forte del figlio. Nonostante l’aiuto della ragazza e della sua famiglia, però, il ragazzo dovrà trovare in se stesso la vera forza che gli permetterà nuovamente di sorridere e di affrontare con coraggio i giorno che verranno.

Scritto da John Pollono e Scott Silver, la pellicola si concentra sulla difficile condizione vissuta dal protagonista senza ricercare la lacrima facile scadendo nel pietismo a tutti i costi. Al centro di tutto c’è innanzitutto la storia d’amore vissuta da Jeff ed Erin, un fiore capace di nascere tra la cenere e il sangue e di nutrirsi di coraggio e speranza. L’attore principale è perfetto per il ruolo: Gyllehaal, in stato di grazia, si rende protagonista di un’interpretazione consapevole identificandosi alla perfezione col personaggio, anche ricorrendo a sguardi e movimenti impercettibili del corpo che lo rendono credibile agli occhi dello spettatore. Senza indugiare troppo sugli aspetti più morbosi della vicenda, il regista narra la storia di Bauman con tutto il tatto di cui è capace, dosando bene i flashback in cui i momenti del’attentato sono ricostruiti con attenzione minuziosa e attraverso riprese da cinegiornale. Interessante, oltre al personaggio di Erin, quello della madre di Jeff interpretata da Miranda Richardson, una donna che ama il figlio a tal punto da spingerlo sotto i riflettori pensando di fare solo il suo bene: indagando affondo la psicologia della genitrice David Gordon Green ci illustra un altro degli effetti che una tragedia come quella capitata al protagonista può avere sulle vite di chi gli è vicino. Stronger è un film patriottico, ma senza esagerare, dalla struttura ben congeniata e che scorre liscio come l’olio. Vale la pena vederlo per il tema oltremodo attuale e, naturalmente, per la prova dell’ex Donnie Darko di cui si sentirà parlare a lungo.

Gabriele di Grazia 


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…