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#RomaFF12: Insyriated, l’orrore della guerra negli occhi di una famiglia siriana

Recensione di Insyriated, pellicola di Philippe Van Leeuw con Hiam AbbassDiamand Abou AbboudJuliette NavisMohsen AbbasMoustapha Al Kar. Presentato nel catalogo della Selezione ufficiale alla dodicesima Festa del Cinema di Roma.

Se c’è un film di cui si parlerà in riferimento a questa dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma è sicuramente Insyriated, titolo originale Une famille syrienne, del regista belga Philippe Van Leeuw, una pellicola toccante e al tempo stesso sconcertante sulla realtà vissuta ogni giorno dai cittadini siriani le cui abitazioni sono costantemente minacciate da una guerra sanguinosa e che sembra non avere fine. Un cast eccezionale con cui il pubblico empatizza immediatamente ci conduce nelle pieghe più recondite dell’orrore siriano grazie anche ad una regia magistrale che si muove tutta all’interno di un appartamento in cui la tensione è tenuta alta fino allo spasmo. A disturbare l’occhio dello spettatore sono soprattutto le stanze perfettamente arredate e ordinate che comunicano l’idea di un’efferatezza sopraggiunta all’improvviso e che ancora non ha intaccato del tutto la quotidianità della famiglia.

La coraggiosa Oum Yazan tenta in modo disperato di tenere unita la propria famiglia mentre fuori dalla finestra imperversano i cecchini e le bombe. La vita nella sua abitazione, dove si rifugia insieme ai suoi familiari, scorre apparentemente come se niente fosse e tutti danno il proprio contributo, dal nonno Mustapha al figlio di Oum di soli 7 anni. L’acqua stenta ad uscire dai rubinetti, mentre fuori c’è solo il rumore di mitra e di ordigni sempre più vicini. Una giovane coppia con un neonato pianifica la fuga mentre alcuni uomini misteriosi tentano di penetrare nella casa. Che fine ha fatto il marito di Oum? Chi è che si muove sopra il tetto in attesa di un’occasione per oltrepassare la soglia dell’appartamento? Le due figlie adolescenti di Oum, il ragazzo di una di loro e la domestica aiutano la padrona di casa a mantenere uno stato di calma sempre più precaria all’interno di quello che era un focolare domestico e che ora si è tramutato in una prigione.

Quale mezzo, se non il cinema, potrebbe descriverci in maniera esauriente gli orrori della guerra? Philippe Van Leeuw, padrone assoluto del mezzo, cattura l’attenzione dello spettatore gettandolo subito in una situazione di criticità assoluta che lo tiene con gli occhi incollati allo schermo. Il tappeto sonoro continuo composto dai fischi improvvisi dei razzi e dai sanguinosi rombi di tuono all’orizzonte instilla nel pubblico un senso di minaccia insopportabile che lo istiga quasi a lasciare la poltrona in cerca di un riparo più sicuro, tanta è l’immedesimazione nei personaggi e in quello che stanno vivendo. La violenza che viola l’intimità della casa e del corpo, l’innocenza che viene spazzata via dalla paura, il senso di abbandono e il timore di non rivedere più la persona amata sono solo alcune delle sensazioni che Insyriated descrive alla perfezione attraverso l’uso sapiente delle riprese, delle immagini e della colonna sonora. Un film necessario, dunque, che ci aiuta a capire meglio ciò che le notizie riportate da telegiornali e stampa, a volte, solamente ci suggeriscono. Un grande film da reperire assolutamente nel buio contemplativo di una sala cinematografica.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…