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#RomaFF12: incontro con Michael Nyman, il compositore con la macchina da presa

Quando si incontrano personaggi del calibro di Michael Nyman è come se il tempo per un attimo si fermasse e tutto il resto perdesse di importanza. Ciò che si prova in un primo momento, se si va con la mente al numero imprecisato di pellicole di successo internazionali di cui ha firmato la colonna sonora nei suoi 40 anni di carriera, è una grande soggezione. Immagini tratte da film come Lezioni di piano, Gattaca – La porta dell’universo, Fine di una storia, Wonderland e tanti altri hanno introdotto l’incontro col compositore inglese organizzato per stampa e pubblico all’interno della rassegna “Incontri ravvicinati” della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e moderato da Mario Sesti e Francesco Zippel.

Una volta che il maestro è entrato in scena col suo aspetto da uomo comune, gli occhietti vispi nascosti dietro un paio di occhiali e così ansioso di condividere con i presenti le sue esperienze umane ed artistiche, ogni soggezione è immediatamente scomparsa e ci si è sentiti invasi da un senso di profonda gratitudine. Ciò che è seguito è stato un incontro molto interessante in cui Nyman ha rivelato alcuni dei suoi lavori sperimentali da regista cercando di spiegare il rapporto insito tra le immagini da lui filmate e le musiche ideate per i suoi film.    

“Tempo fa mi sentivo in dovere di spiegare cosa fosse il Minimalismo, ma ora che se ne è parlato tanto non ci tengo più. Vorrei invece illustrarvi il mio lavoro per farvi capire meglio il concetto” ha esordito l’artista, un fiume in piena, una volta preso il microfono in mano. Due giorni prima di venire a Roma si era ritrovato a filmare in una stanza al terzo piano di un albergo in Polonia un addetto alle pulizie che stava pulendo un vetro appeso ad un cavo esterno. Molto meticoloso nei suoi gesti, l’uomo tergeva la superficie trasparente ripetendo sempre la stessa azione. “Io amo riprendere la vita così com’è” ha sentenziato Nyman spiegando l’importanza di cogliere le strutture interne della realtà che ci circonda lasciando al montaggio l’inserimento delle musiche e dei titoli di coda.

È seguito il ricordo dell’amicizia con Peter Greenway, colui che lo mise sulla corretta via spiegandogli la differenza tra il girato e il film vero e proprio. Fu così che il compositore apprese che essere un regista voleva dire conferire alle immagini filmate un proprio punto di vista. All’epoca, era il 1967, Nyman aveva girato delle riprese durante alcune manifestazioni contro la guerra in Vietnam a Londra in un piccolo film che si chiamava Love, Love, Love. Questo fu il suo esordio alla regia nell’estate dell’amore, come ha tenuto a ricordare, un periodo di fermento generale in cui sperimentare significava accogliere gli stimoli esterni e farli propri in una nuova forma artistica.

Incalzato dai suoi due interlocutori accanto a lui sul palco, il maestro ha continuato passando dalla sua esperienza del 2002 come compositore per le immagini in movimento de L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, un capolavoro della psichedelia ancora attuale, al racconto della sua esperienza come spettatore alla Festa del Cinema: consigliato dal direttore artistico Monda, è rimasto colpito vedendo in sala Mademoiselle Paradis di Barbara Albert, una pellicola ambientata nel XVIII secolo incentrata su una pianista cieca. “Quando ho letto di cosa trattava il film ho pensato che lo conoscessi già perché nel ’94 avevo scritto la colonna sonora di Mesmer che raccontava la stessa identica storia ma in un modo completamente diverso. Tra l’altro durante i titoli di coda di quel film si sentiva un brano di Maria Theresia Paradis. Una bella coincidenza, non c’è che dire. Vedendo il film della Albert con la regista accanto ho notato che tutto il pubblico era senza parole. Che dire poi della magnifica scena d’apertura che mostra senza alcuno stacco la protagonista suonare per 5 minuti il pianoforte. Sembrava di vedere uno dei miei film!” ha esclamato ancora entusiasta il compositore che con una pianista, non cieca ma muta, aveva già avuto a che fare componendo le straordinarie melodie di Lezioni di piano, nel 1993.

 Davanti ad una platea partecipe, Nyman è poi entrato nel dettaglio del suo lavoro di compositore di musica per film:Sono molto incostante come compositore. A volte mi viene facile comporre una colonna sonora, è il caso di Wonderland, altre volte, come per Lezioni di piano, ci perdo molto tempo e cerco di seguire le istruzioni che mi vengono date dal regista. Quando però mi trovo a lavorare per registi che di musica non ci capiscono un bel nulla per me comporre diventa un vero calvario. Quando giro un film sono molto esigente: mi piace spesso inserire nella colonna sonora i suoni dei luoghi in cui ho filmato, e di solito non ho alcun ripensamento. Non per tutti è così. Spesso ho avuto a che fare con registi che non erano mai soddisfatti appieno del mio lavoro e andava a finire che componevo per mesi finché non si trovava la giusta melodia”.

Durante il corso dell’incontro sono stati mostrati alcuni dei piccoli film girati dal compositore negli ultimi trent’anni. In ognuno di essi, ha commentato Nyman, ciò che gli interessava era cogliere l’esperienza umana vissuta dalla gente, il suo sentimento personale. In uno dei filmati chiamato Privado, la macchina da presa indugia su una bambina che si copre le orecchie durante la celebrazione di una battaglia napoleonica in una cittadina del Messico. Ciò che interessa al regista non è la manifestazione che sta avendo luogo fuoricampo, ma ciò che sta provando la piccola protagonista del video, le sue azioni e le azioni di coloro che passano indisturbati tra lei e l’obiettivo. La colonna sonora che accompagna le immagini è una trascrizione per violino e piano scritta per Morricone e conferisce alla pellicola un’atmosfera del tutto poetica e inaspettata.

Dietro la semplicità di ciò che catturiamo con la cinepresa c’è una storia più grande da cogliere ha affermato Nyman di cui sono stati mostrati altri film messicani di breve durata ed un ultimo, molto suggestivo in bianco e nero, girato di nascosto durante una mostra di fotografia in Francia. “Ero a questa mostra quando ho visto alcune foto segnaletiche della polizia negli anni 30 che ritraevano volti di zingari di entrambi i sessi e di tutte le età, e così ho deciso di filmarle e di montarle successivamente rallentando il movimento e sovrapponendolo con l’immagine di un termosifone e di una tendina presente alla mostra che non faceva altro che muoversi. L’effetto è molto poetico e commovente al tempo stesso, anche grazie all’aggiunta di una musica che composi nel ’76 che dà una suggestione davvero potente al tutto”.  

Con quest’ultima emozione il maestro ha salutato il suo pubblico concedendo numerosi autografi e prestandosi alle domande dei più curiosi. Di certo l’incontro con Michael Nyman rimarrà nella storia della Festa del Cinema di Roma per l’energia che il compositore ha donato alle persone presenti in sala che, dopo oltre un’ora di conversazione col maestro, ne sono uscite senz’altro arricchite nell’anima.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…