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Pubblicato il 03/11/2017 da Davide Sica in , ,
 
 

#RomaFF12: And Then There Was Light, cinema irregolare nel dramma nipponico

La recensione di And Then There Was Light di Tatsushi. Nel cast Arata Iura, Eita, Kyoto Hasegawa, Manami Hashimoto, Kaho Minami. Presentato nella Selezione Ufficiale alla 12° edizione della Festa del Cinema di Roma.

Trama:

Nobuyuki è un adolescente che vive a Mihama, un’isola al largo della costa di Tokyo. Il suo amico Tasuku, che lo adora come se fosse un fratello, è vittima dei continui abusi da parte del padre. L’unica compagna di classe di Nobuyuki è la bella Mika. Un giorno Nobuyuki commette un crimine per proteggere Mika, e poco dopo un violento tsunami colpisce l’isola, spazzando via la maggior parte degli abitanti. Venticinque anni dopo, Nobuyuki vive con moglie e figli, mentre Mika è diventata un’affascinante attrice. Il loro passato sembra essere sepolto per sempre fino al giorno in cui Tasuku, l’unico testimone del crimine, riappare minacciando vendetta.

Tra le opere più articolate e affascinanti, che cerca in qualche modo di affrancarsi dagli stilemi di un cinema dotato di caratteristiche più convenzionali, l’edizione 2017 della Festa del Cinema di Roma presenta il dramma giapponese And Then There Was Light, diretto da Tatsushi Omori, presente alla rassegna. 
Centotrentotto minuti di cinema irregolare, psichedelico, avvinghiato nelle pulsioni sedimentate nell’animo umano, che ritornano implacabili come un passato che sembrava completamente rimosso, quantomeno sotterrato.
La vita di Nobuyuki viene scossa dal ritorno dell’amico d’infanzia Tasuku, diventato nel frattempo l’amante della moglie (Manami Hashimoto). Tasuku è l’unico testimone del crimine commesso in passato da Nobuyuki per proteggere Mika, prima cotta giovanile presto diventata un’ossessione per l’uomo, che nel frattempo si è trasferito, così come Tasuku, dall’isola di Mihama, dove entrambi vivevano. Gli ingredienti del più classico dei noir sono tutti presenti in questa ossessiva ed ottenebrante pellicola di Tatsushi, fin dalla femme fatale capace di soggiogare il protagonista, la sensuale Mika (Kyoto Hasegawa). Se all’infanzia dei protagonisti Tatsushi dedica solo una ventina di minuti, comunque molto intensi e tra i migliori del film, il resto è un labirinto sconnesso e poco equilibrato che si snoda in vari triangoli di sotterfugi e giochetti psicologici tra i vari componenti di una vicenda, che vede Nobuyuki e Tasuku contrapposti, ora complici e ora avversari. Sullo sfondo il personaggio di una donna che diventa fulcro delle ossessioni di un uomo e che per lei riporta in vita una violenza sopita.
And Then There Was Light è un’opera che colpisce per i diversi spunti ai quali non sottrae lo spettatore, in un vortice rapsodico e disturbante, aumentato da inserti musicali sfiancanti, soprattutto quelli riguardanti l’isola. Un’isola che rappresenta il fulcro imprescindibile nel contesto narrativo di questo film, che seppur altalenante nella sua generica ricerca di un equilibrio strutturale, affascina in più sequenze, soprattutto quando il bandolo della matassa è in dirittura d’arrivo, e il gioco delle parti viene a galla.
Ottima l’interpretazione di un cast davvero in forma, nel quale spicca la gelida interpretazione di Arata Iura. 

Davide Sica


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Davide Sica

 
Sono nato a Lecco nel 1987, su quel ramo del lago di Como. Dopo aver terminato gli studi superiori decido di vincere la timidezza partecipando a svariati seminari teatrali. Frequento per tre anni la scuola di recitazione del Centro Teatro Attivo di Milano e studio doppiaggio professionale con Aldo Stella. Nel frattempo mi diplomo in film editing all’Accademia dello Spettacolo e studio storia e critica del cinema. Metto in fila negli anni esperienze nel cinema indipendente, nell'animazione turistica, in radio e sul web. Tante cose e un unico comune denominatore: il cinema. Ecco il mio sito: www.davide-sica.it