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Pubblicato il 16/12/2015 da La Redazione in , ,
 
 

La recensione di Redemption song: un inno d’amore per l’Africa

La recensione di Redemption song, il documentario diretto da Cristina Mantis e interpretato da Aboubakar Cissoko, Ismaila Mbaye, Badara Seck, Paulo Arrudadias, Chico Cesar, Agnese Ricchi, Mario Clefton, Dansoko Samoura, Fode Sory Camara, Ozina Brito, Francoise Kankindi, Bobo Diaw e Cesar Monteiro.
Ecco la scheda completa del film e il trailer.

Cissoko ha provato sulla propria pelle cosa significa lasciare il proprio Paese, in questo caso la Guinea, per disperazione, per raggiungere l’Europa carico di speranza e ritrovarsi in una realtà in crisi, dove gli immigrati attraversano mille difficoltà. Perciò racconta la sua storia e quella dei tanti come lui, sia per mettere in guardia quelli intenzionati a imitarlo sia per cercare di smuovere le coscienze, soprattutto quelle dei governatori, per migliorare la situazione in loco. Infatti, una volta tornato in Africa, mostra nelle scuole dei villaggi le immagini e le testimonianze che ha raccolto, continuando ancora, costantemente, a creare il documentario. Redemption song, infatti, non ci mostra tanto i centri di accoglienza italiani e la vita degli immigrati, quanto i territori che sono costretti a lasciare. Luoghi dove manca l’acqua, il cibo e l’elettricità, dove si tira avanti vendendo il poco oro che si trova sotto terra, quando si riesce a trovare. Il documentario da questa tematica prende poi un respiro più ampio passando ad affrontare l’argomento della tratta degli schiavi, troppo spesso non approfondito a dovere. Cissoko si ritrova così in Brasile a parlare con i discendenti degli africani che furono schiavizzati e deportati in Sud America. Discendenti che non dimenticano le loro origini, ma anzi le ricordano con orgoglio e, allo stesso tempo, dolore.

Redemption song

Redemption song, per poco più di un’ora, apre un po’ gli occhi all’occidentale intorpidito dai comfort, dalla televisione e dai social media (cioè proprio a tutti quanti, volenti o nolenti), e lo fa in modo semplice, quasi elementare. A raccontarci questa realtà, troppo spesso da noi travisata, che sia per ignoranza, pigrizia o fini politici, sono i suoi stessi protagonisti: gli immigrati, chi ci ha provato ed è tornato a casa, o ancora chi non è mai partito e non lo farebbe mai. Di certo questo documentario mette in chiaro una questione: il problema dell’immigrazione in particolare e dell’Africa in generale è complicatissimo. I testimoni ci spiegano quanto sia difficile racimolare i soldi per poter partire, ci dicono che è impossibile ottenere un visto nel loro Paese, ci ricordano che se si affidano a imbarcazioni tutt’altro che sicure e capitanate da inesperti è solo per disperazione e infine ci rendono partecipi della loro situazione in Italia, dove sono costretti ad aspettare anche anni per ottenere dei documenti (e senza documenti non si può fare nulla, tantomeno lavorare). Anche se non sempre viene detto chiaramente si capisce che a controllare la questione ci sono poteri forti che approfittano della situazione per il proprio tornaconto economico.

Al contrario di come magari si potrebbe erroneamente pensare, la maggioranza non vuole partire, ama la propria terra e vuole vivere là, nella speranza che le cose vadano meglio. Ma le cose non vanno meglio perché, come ci spiega Cissoko, i governi (sia africani che europei) sono del tutto indifferenti al problema. L’uomo fa presente al governo del proprio Paese che sta restando a guardare mentre perde i propri giovani, i propri figli. Tutti riconoscono la dominazione europea, ma ora che sono liberi è ora di reagire, di affrontare i problemi, anche se insormontabili, in primis la mancanza di acqua ma anche dell’elettricità. Redemption song non dimentica il passato, mostrandoci i luoghi dove gli africani venivano raccolti e deportati verso il sud America: la tristemente celebre tratta degli schiavi. Ma anche in Brasile i discendenti degli schiavi neri sono orgogliosi delle loro origini e della tradizione africana che non mancano mai di omaggiare. Questo documentario ha una triplice missione: mostrare la realtà a europei e africani, far smuovere le coscienze dei governi e rendere omaggio alla cultura e alle tradizioni di un grande popolo come quello africano.

Giulia Luciani


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