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Pubblicato il 27/02/2017 da Anna Pennella in , ,
 
 

Recensione di Great Wall: nessuna giustizia per il grande Zhang Yimou

The Great Wall è un film del 2016 diretto da Zhang Yimou. Nel cast Matt Damon, Andy Lau, Willem Dafoe, Pedro Pascal, Tian Jing, Eddie Peng. Il film è uscito nelle sale il 23 febbraio 2017.

Per la scheda tecnica cliccare qui. 

Prima produzione cinoamericana, The Great Wall è un film che incorona più una diplomazia economica che l’arte cinematografica. Dato che Cina e America da qualche anno non sono proprio in ottimi rapporti, i due continenti hanno cercato di trovare comunque un punto di contatto geopolitico e l’hanno fatto con il cinema. Questo fatto è reso evidente dalla massiccia campagna di marketing che ha richiesto il film rispetto agli sforzi che di solito ci mettono per il lancio di un film.

Secondo i calcoli di Variety, i produttori avrebbero pubblicato “più di 60 versioni diverse di video promozionali online, più il classico trailer un teaser e anche tre video musicali”. Il trailer in Cina, è girato in ogni cinema a partire da due mesi e mezzo prima della data di uscita cinese, il 16 dicembre 2016.

Ma al di là dell’impatto commerciale The Great Wall è un film di genere che rispetta tutti gli archetipi e gli atti che costituiscono un film d’avventura. Anzi, ci sono degli aspetti che non sono affatto scontati, come il ruolo femminile della protagonista comandante dell’esercito e una storia d’amore che non vede mai la luce, se non un dichiarato rispetto reciproco. La tensione rimane sempre accesa e l’impatto visivo e scenografico è pazzesco: il 3D funziona senza mai affaticare l’occhio, gli effetti speciali sono curati in ogni dettaglio: dai colori alle coreografie dei combattimenti, dalla muraglia cinese ai mostri, i Taotie.

The Great Wall è intriso di messaggi e ideali americani anche se il messaggio culturale che sottende al testo non tira dalla parte dell’Occidente: se la Muraglia Cinese dovesse crollare, infatti, tutto il mondo cesserebbe di esistere. I nemici non sono altre popolazioni come sembrerebbe dirci il mondo oggi – dove si stanno pensando di costruire fin troppi muri divisori – bensì dei mostri che i cinesi stanno affrontando da secoli per salvare tutto il pianeta. Inoltre, la società cinese sembra insegnarci cosa sia la fiducia, l’equità, e l’importanza di conferire potere alle donne, le vere eroine della pellicola che si gettano volanti dalla Muraglia Cinese per uccidere i Taotie. Insomma The Great Wall sembra, più che un film d’avventura, una mossa promozionale per lanciare la Cina nel mondo. Alla proiezione stampa a Roma, inoltre, ciò viene confermato dal fatto che venne distribuita una rivisita dal titolo Cina in Italia, che ho trovato, personalmente, una volgare mossa di propaganda.

Ma al di là delle critiche sociopolitiche, The Great Wall non riesce ad affermarsi come avrebbe potuto perché non né un film cinese né un film americano, è un ibrido che cerca di trovare una posizione super partes nel firmamento della settima arte, ma che in realtà non rende affatto giustizia a un regista che ha avuto un passato florido.

Anna Pennella

 

 


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