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Pubblicato il 27/09/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione de L’incredibile vita di Norman, una piacevole sorpresa

Recensione di L’incredibile vita di Norman, la commedia di Joseph Cedar, con Richard Gere, Lior AshkenaziMichael SheenSteve BuscemiCharlotte Gainsbourg. Il film sarà nei cinema italiani il 28 settembre con Lucky Red.

A due anni da Franny, opera prima del regista esordiente Andrew Renzi, Richard Gere torna con un piccolo film indipendente che lo vede negli insoliti panni di Norman, un bugiardo di professione che tenta la scalata nell’alta società di New York distribuendo favori a quelli che contano e destreggiandosi tra infinite chiamate al cellulare ed eventi mondani in cui tutti lo conoscono pur non sapendo chi egli realmente sia.
Joseph Cedar, israeliano, con questa commedia raffinata riscrive una favola archetipica che affonda le radici in millenni di storia e letteratura: quella dell’Ebreo cortigiano. Come ha spiegato il regista, la narrazione dell’Ebreo cortigiano segue una struttura classica ed ha per protagonista un ebreo che incontra un individuo che un giorno diventerà un uomo di potere, ma lo incontra in un momento di estrema indigenza. L’ebreo gli fa un dono o un favore, e quando l’uomo ottiene il potere fa dell’ebreo il suo consigliere di fiducia, finché, essendo vittima di invidie o difficoltà, non si fa scrupoli a liberarsi dell’ebreo che ora è diventato per lui un peso. Estremamente attuale, seppur risalente ai tempi della Bibbia, la storia raccontata da Cedar parla ad ognuno di noi con grande sincerità, e grazie all’interpretazione impeccabile di Gere arriva dritta al cuore dello spettatore.

Norman è un navigato affarista di New York che è allergico alle noccioline e che sotto un basco grigio sfoggia delle caratteristiche orecchie a sventola. Camminando velocemente e con fare circospetto all’ombra dei grattacieli della grande mela, il corpo avvolto in un cappotto color beige e i piccoli occhi nascosti da un paio di occhiali, è alla continua e disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli l’esistenza. Egli vive per soddisfare continuamente i bisogni degli altri nella speranza di trovare un giorno il rispetto e il riconoscimento che ha sempre desiderato. Quando un uomo a cui anni prima Norman aveva comprato un paio di scarpe viene eletto Primo Ministro, il piccolo faccendiere newyorkese è convinto che finalmente sia arrivata la propria occasione di riscossa sociale. Ma è davvero così? L’uomo politico riconoscerà Norman una volta che se lo troverà di fronte? E saprà essere riconoscente con lui? Norman non ha paura di rischiare e fa di tutto per dare una svolta a quella che per lui è stata da sempre una vita da spettatore messo ai margini.

Divertente e amaro allo stesso tempo, il film di Cedar ci impone una riflessione esistenziale come pochi titoli ultimamente hanno saputo fare. Fin dove un individuo è pronto a spingersi pur di dare un senso alla propria, misera esistenza? Quante bugie è disposto a raccontare per ottenere quei riconoscimenti che la semplice verità gli negherebbe? Il Norman di Richard Gere, un piccolo roditore costretto a muoversi di nascosto tra le pieghe della società per entrare a far parte della cerchia che conta senza finire stritolato dalle fauci dei pezzi grossi in giacca e cravatta, è bravo a scivolare con arguzia da una festa importante ad un’altra presentandosi sempre con credenziali diverse e nuove storie da raccontare. Tutti lo conoscono, ma nessuno sa dove egli viva o cosa faccia per sopravvivere. Il compromesso è il suo mestiere, la bugia la sua più grande attitudine.

Gere, attore da sempre inquadrato dal grande pubblico come sex symbol dallo sguardo ammaliatore, ci restituisce il perfetto ritratto di una persona disposta a qualsiasi cosa, anche alla perdita della propria dignità, pur di elevarsi al di sopra della melma quotidiana che tarpa le ali dei propri sogni di gloria. La mimica del corpo dell’interprete e il ricorso ad una logorrea insistente che fa vacillare persino la pazienza del pubblico rendono il personaggio di Norman cinematograficamente splendido e degno di interesse. Quella che da molti è stata già definita la prova definitiva della carriera di Richard Gere, è un qualcosa che lascia sopraffatti e incantati allo stesso tempo. Grazie anche al ricorso di splendidi personaggi secondari, uno su tutti quello di Steve Buscemi, la narrazione scorre leggera e senza intoppi fino alla risoluzione finale, del tutto inaspettata. Una pellicola, quindi, da gustare nel buio della sala, possibilmente in lingua originale, e il cui punto di forza sono sicuramente le interpretazioni di tutto il cast.
L’incredibile vita di Norman è di certo la sorpresa di questa stagione cinematografica.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…