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Pubblicato il 16/09/2017 da Anna Pennella in , ,
 
 

La recensione di Leatherface: poca innovazione per il prequel di Non Aprite quella porta

Leatherface è un film diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury e con Lili Taylor, Stephen Dorf, Finn Jones,  Nicole Andrews, Sam Strike, Sam Coleman, Vanessa Grasse. 

Il film esce nelle sale italiane il 14 settembre 2017.

Il film è l’ottavo del franchise di Non Aprite Quella Porta ed è concepito come prequel per spiegare l’origine del protagonista della serie.

Jed sta festeggiando il suo compleanno a casa con la sua famiglia ma invece che ricevere un regalo qualunque dai genitori, Jed riceve una motosega elettrica. Come se non bastasse, Jed deve testarla immediatamente su di un uomo che si trova legato nel loro salotto dopo essere entrato di nascosto nella loro fattoria. A seguito di quell’episodio, un altro ancora: questa volta Jed viene coinvolto con la vittima sbagliata, la figlia dello sceriffo della città. Il bambino viene sequestrato e portato in un ospedale psichiatrico. Dopo anni di reclusione, un giorno Jed e tutti i pazienti dell’ospedale riescono a liberarsi. Il ragazzo viene prese in ostaggio assieme all’infermiera Lizzie (Vanessa Grasse) da una coppia di altri pazienti. La fuga dei quattro diventerà una carneficina e una fuga all’ultimo sangue da un poliziotto squilibrato.

I registi raccontano l’origine del personaggio di Non aprite quella Porta senza un motivo necessario. La pellicola non apporta nessuna miglioria o informazione di qualità al mito di Leatherface. Inoltre, arrivati all’ottavo episodio e dopo un successo di pubblico clamoroso, avrebbero dovuto aspettarsi di essere sotto bersaglio dalla critica e dai fans. Era davvero necessario dare un motivo, un background a uno dei personaggi più controversi della società contemporanea? I prequel sono spesso una mossa commerciale più che un’urgenza di raccontare l’origine di una storia. Il risultato infatti è un film che esprime più che altro un’assenza di idee che culmina nella scena in cui i tre ragazzi (di cui uno enorme) si nascondono inverosimilmente dentro la carcassa di una mucca.  Perciò, con molta probabilità, gli sceneggiatori hanno puntato tutto su uno switch narrativo che aveva l’obiettivo di spiazzare lo spettatore che, ahimè, non ha funzionato a tenere viva l’immersione. Perché il trick che gli sceneggiatori hanno usato è stato quello di dichiarare allo spettatore che nemmeno il narratore sapesse chi fosse Jed. In ospedale i medici cambiano nome a tutti i ragazzi che arrivano e noi non sappiamo, una volta che i quattro ragazzi scappano dall’ospedale, che faccia abbia Leatherface. Bella trovata, peccato che non attacca. Il risultato è quello di avere personaggi sbiaditi, senza alcun spessore o background, eccezione fatta, se vogliamo, per il ruolo interpretato da Lil Taylor nei panni della madre e il poliziotto interpretato da Stephen Dorff, i quali hanno contorni psicologici definiti.

Le scene splatter e i vari ralenti sono ben fatti, c’è cura per i dettagli e le scene cruente sono di altissimo livello. Assistiamo come in un museo a una galleria di morti efferate, di violenza insensata, di massacri più o meno creativi fino a toccare le perversioni più malate (come la ragazza bionda che ha un amplesso con cadavere annesso). Purtroppo nulla di più.

Non c’è nessuna invenzione nel passato di Leatherface. Non c’è nessuna trovata in questo prequel in grado di dare una lettura complementare o anche solo aggiuntiva agli eventi e ai personaggi di Non Aprite Quella Porta.

Anna Pennella

 

 


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