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Pubblicato il 30/09/2017 da Anna Pennella in , ,
 
 

La recensione di Human Flow: pietà a tutti i costi

Human Flow è un docufilm diretto dall’artista cinese Ai Weiwei. Il film è stato presentato in concorso alla 74. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e nelle sale italiane dal 2 al 5 ottobre 2017.

Ai Weiwei entra in campo, poi esce, poi entra, poi esce. A volte si fa i selfie con i profughi, a volte consola una donna che si sente derubata della propria identità, a volte ancora cucina spiedini di carne davanti agli affamati, mentre altre volte ancora fa battute pessime (quando ad esempio scambia per gioco il passaporto con un siriano e gli dice che può andare a vivere nel suo studio a Berlino).

Human Flow è un film che vuole farti pietà a tutti i costi, che vuole mostrarti la vita di quei 65 milioni di profughi che ci sono nel mondo oggi cercando un linguaggio cinematografico capace di riscattarli e di ridargli una dignità umana, ma non ci riesce. Nel documentario manca la cosa più importante: l’inchiesta.

Dov’è finita l’inchiesta Ai Weiwei? Ai Weiwei che è cresciuto da profugo costretto all’esilio, Ai Weiwei che è stato in carcere per la sua opposizione al regime, Ai Wei Wei che nel 2011 mandava a quel paese tutti i luoghi culturali che visitava con il suo progetto Fuck Off. Sì, Ai Weiwei quello contro tutto e tutti – quello sovversivo per natura – vuole commuoverci senza sollevare scandali.

L’operazione di Ai Weiwei appare confusa: sta facendo turismo nei campi rifugiati cercando di dire al mondo che sono esseri umani? Mmmmm… Troppo facile, troppo inflazionato, io non ci sto. Non ci sto a sorbirmi due ore di un documentario dove non è stata realizzata un’intervista a..che ne so… Angela Merkel, a Trump o all’UNHCR.

Non bastano le panoramiche fatte con i droni sui campi, non basta vedere un profugo in posa davanti a una di quelle tende bianche, non basta sentire un profugo piangere per capire meglio cosa sta succedendo oggi nel mondo. Per quanti posti abbia visitato, per il coraggio di intraprendere un viaggio difficile, Ai Weiwei non sa di non essere molto navigato come regista e percià punta tutto su un ventaglio di ingenuità strappalacrime.

Anna Pennella


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Anna Pennella

 
La Redazione