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Pubblicato il 21/06/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

La recensione di Girotondo di Tonino Abballe da domani nei cinema

La recensione di Girotondo di Tonino Abballe con Erika MarconiMassimiliano BuzzancaAntonella PonzianiValentina GhettiArmando De Razza, dal 22 giugno nei cinema.

Uno psicologo sta ascoltando i problemi di una giovane donna seduto con lei a un tavolino che è circondato da una natura apparentemente fuori del tempo. Poi i ruoli si invertono: ora è la donna a vestire i panni di un’analista intenta ad ascoltare l’uomo e le sue difficoltà nell’approcciarsi all’altro sesso. Gli attori sono sempre Massimiliano Buzzanca e Rosaria Razza, i loro personaggi il punto d’unione di varie storie che riguardano donne allo sbando e uomini sempre inquadrati di spalle, quasi figure ectoplasmatiche incapaci di interagire con le proprie compagne; a volte martiri, a volte aguzzini all’interno di esistenze complicate che sfuggono al controllo di chi le vive.

L’idea di partenza del nuovo film di Tonino Abballe, qui al secondo lungometraggio dopo Quel venerdì 30 dicembre, potrebbe anche sembrare interessante, seppur non molto originale, se non fosse che sin dalla primissima inquadratura il film dimostra delle gravi ed evidenti lacune di regia: la traballante panoramica a 360 gradi iniziale rivela già tutti i limiti di una pellicola che, se da un lato vuole farsi carico del racconto di uno spaccato molto importante della nostra società, dall’altro non trova i mezzi per farlo e fallisce rovinosamente. La regia è televisiva e incerta, e la sceneggiatura approssimativa dà vita a momenti di riso involontario per cui gli stessi interpreti sembrano provare imbarazzo.

Eppure si parla di violenza sulle donne, di stupro, di aborto, di figli affidati a genitori assenti. I temi trattati sono, cioè, estremamente attuali e delicati, ma Abballe non sembra trovare la giusta chiave di lettura della storia, preferendo all’attenta analisi il facile cliché. Quella a cui assiste lo spettatore è infatti una lunga carrellata di personaggi femminili stereotipati, tutti interpretati da Erika Marconi, alle prese con situazioni poco originali e, seppur banali, poco credibili. Si va dalla lesbica osteggiata dai genitori che scopre la propria fidanzata a letto con l’amico, alla donna molestata in casa dal compagno che non trova il coraggio di ribellarsi, all’uomo incappucciato che non resiste alla tentazione di stuprate una ragazza in pieno giorno seguendola nel vialetto.

Oltre alla presenza di situazioni stereotipate e affrescate con troppa superficialità, ciò che affossa totalmente il film è la recitazione davvero troppo approssimativa degli interpreti che sembrano essere i primi a non credere nel progetto. Si salva solo la prova di Valentina Ghetti, molto credibile nei panni della lesbica divisa tra l’infedeltà della compagna e la chiusura mentale dei genitori: il suo episodio eleva di un poco il livello della pellicola, anche se non basta a salvarla dal dimenticatoio a cui è giustamente destinata.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…