Breaking news
 

 
0
Pubblicato il 10/01/2018 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione di Al di là dell’uno: l’amore attraverso il tempo e lo spazio

La recensione di Al di là dell’uno, un saggio poetico sull’amore della regista Maria Marziano.
Leggi la nostra intervista alla regista.

Anna Marziano ci accompagna in un viaggio silenzioso attraverso le varie regioni del mondo col suo Al di là dell’uno, un film girato in 16mm e Super8, che attraverso l’uso di un linguaggio poetico e inusuale parla dell’amore in movimento attraverso brani di interviste effettuate attorno al globo terrestre incontrando persone di diverse nazioni come Francia, India, Italia, Germania e Belgio.
La pellicola è stata presentata all’ultima edizione del Torino Film Festival e ha mostrato al pubblico le tante possibilità di intendere l’innamoramento tracciando un quadro generale del modo di relazionarsi tra uomini e donne, mai lineare e quasi sempre problematico e dal futuro incerto.
Ad una prima visione il film appare molto ermetico e di difficile comprensione. Le immagini si susseguono come fossero il flusso dei pensieri della regista in modo variegato e poco uniforme: si passa dal raccontare le violenze domestiche subite da un marito poco amorevole all’affrontare il tema dell’assenza del partner e della lontananza dell’altro, il tutto in modo silenzioso, abbandonandosi ai soli suoni della natura e del treno che corre sui binari, quasi fosse un viaggio attraverso i ricordi di una vita amorosa possibile, passata, presente e futura.

Nell’opera della Marziano il saggio e il documentario incontrano l’esperimento visuale in un gioco di suoni e colori che si rincorrono come le note di una sinfonia indecifrabile su uno spartito musicale.
Al centro del discorso poetico vi è l’animo dell’uomo, così fuggevole nel suo essere sempre diverso a sé stesso, che viene indagato procedendo per sottrazione: gli strappi e le lacerazioni presenti lungo tutto il film non fanno che rimandare all’idea di un’esistenza effimera e vacua sempre in procinto di crollare, all’incertezza, vera compagna dell’uomo, che distingue i rapporti umani da quelli animali, istintivi ma puntuali nella loro ripetitività.
Mentre i binari scorrono veloci sotto la locomotiva, diretti verso un tempo diverso e avvolto nelle nebbie del dubbio, non possiamo che interrogarci sulla caducità del nostro essere e sui tanti lati bui del nostro io.
Saremmo capaci di amare incondizionatamente, senza essere vittime di noi stessi e senza abbandonarci alla violenza nei confronti del partner? Riusciremmo a portare avanti una relazione a distanza accontentandoci di una voce alla cornetta e di brevi messaggi lasciati in balia di una fredda segreteria telefonica?

Al di là dell’uno è una pellicola che sembra costruirsi da sé immagine dopo immagine. Quasi come se il montaggio scaturisse dalle inquadrature in modo spontaneo e la pellicola fosse viva e vibrante, l’opera della Marziano assume, man mano che si procede con la visione, una propria identità, chiara e forte.
Le voci registrate durante gli incontri sono riproposte fuori sincrono rispetto ai soggetti intervistati proprio a sottolineare la loro non appartenenza ad un singolo individuo: ciò che viene raccontato è un qualcosa che coinvolge tutta l’umanità da millenni; è la testimonianza di secoli di rapporti umani che le barriere dello spazio non hanno saputo rendere differenti tra le varie regioni raggiunte dall’uomo.
La regista ci invita a domandarci sul significato dell’amore oggi e sulla possibilità di abbandonarci totalmente all’illusione di amare senza avere paura di andare incontro all’abbandono e alla solitudine.
Il sentimento raccontato prima dai poeti e poi dai media di tutto il mondo è solo frutto di una speranza creata dall’uomo per rispondere al suo bisogno di rifuggire la solitudine o una realtà possibile? A ciascuno la propria interpretazione.

Gabriele di Grazia


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…