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Pubblicato il 17/10/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione di Brutti e cattivi, opera prima di Cosimo Gomez

Recensione di Brutti e cattivi di  Cosimo Gomez, con Claudio Santamaria, Marco D’Amore, Sara Serraiocco, Simoncino Martucci, Narcisse Mame, Aline Belibi, Giorgio Colangeli e Fabiano Lioi.

Opera prima per il regista Cosimo Gomez, classe 1965, diplomatosi presso l’Istituto d’Arte di Firenze nella sezione di Arti Grafiche e poi laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di Scenografia. Una lunga esperienza da scenografo per il Cinema e l’Opera accanto a maestri come Olmi, Zeffirelli e Benigni, con Brutti e cattivi Gomez si cimenta nella scrittura e nella regia di una pellicola sicuramente coraggiosa che parla di diversità e di uguaglianza attingendo il più possibile ad un modo politicamente scorretto di fare cinema che in Italia è ancora considerato tabù. Il film, il cui soggetto ha vinto nel 2012 il Premio Solinas, il più importante tra quelli italiani per soggetti cinematografici, arriverà nelle nostre sale il 19 ottobre con l’esplicita intenzione di conquistare quella fetta di pubblico che ha accolto benevolmente progetti come Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e I peggiori di Vincenzo Alfieri.

Il Papero (Santamaria), un uomo senza gambe, Ballerina (Sara Serraiocco), una ragazza priva di braccia, Il Merda (Marco D’Amore), un rasta tossico, e Plissé (Simone Martucci), un nano rapper, organizzano il colpo milionario che cambierà la loro vita per sempre. Il sogno di tirarsi fuori da una quotidianità mediocre ai limiti della società e di riscattarsi agli occhi del mondo è troppo forte per tirarsi fuori e non accettare i rischi che l’impresa comporta, e così i quattro imbracciano le armi e vanno all’assalto di una banca: il più classico dei colpi, un piano studiato sin nei minimi particolari e che non può fallire. Le cose, però, si complicano, quando ogni componente dell’improbabile banda studia un piano per fregare gli altri e intascarsi l’intero malloppo. Quando la situazione sembra ormai sfuggita di mano si scatena una sanguinosa guerra fratricida fatta di inseguimenti, vendette, esecuzioni violente e tradimenti incrociati. Chi riuscirà a spuntarla?

Di film come Brutti e cattivi se ne fanno pochi in Italia, un paese in cui anche una pellicola come Quasi amici sarebbe impensabile senza la consueta infarcitura di politically correct. Purtroppo il film di Gomez, pur partendo da un’idea ottima e degna di attenzione, si fa quasi scudo del titolo per puntare al grottesco a tutti i costi e all’eccesso risultando, però, stucchevole in più di un momento. Eppure il primo quarto d’ora, quello in cui alle presentazioni dei personaggi tramite alcune foto di repertorio che ne mostrano il background sociale e culturale si alternano i momenti della messa a punto del piano, è molto interessante: l’azione frenetica, unita al linguaggio colorito dei componenti della banda e ad alcuni momenti davvero divertenti, come quello dell’apertura del caveau blindato ad opera di Plissé, trascina il pubblico promettendogli uno sviluppo ancora più coinvolgente. Promesse che vengono puntualmente infrante nella fiacca e lenta parte centrale in cui uno dei personaggi viene messo totalmente da parte per riapparire nell’atto conclusivo del film che cerca in tutti i modi di correre ai ripari e di chiudere il cerchio.

Molto buone le prove di Claudio Santamaria, Sara Serraiocco e Simoncino Martucci, poco convincente quella di Marco D’Amore, sprecato nella parte di un tossico che si limita ad annuire e sorridere nel vuoto. Lodevole, dunque, l’intenzione del regista di mostrare dei personaggi che affrontano la disabilità con coraggio (facendola dimenticare allo spettatore) e che addirittura ne traggono un vantaggio, non importa se per fini discutibili, ma dal lato della realizzazione il film inciampa in una sceneggiatura un po’ troppo pretenziosa e in una regia inesperta che fa il passo più lungo della gamba.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…