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Pubblicato il 13/09/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione di Barry Seal con Tom Cruise, un tripudio di azione e battute

Recensione di Barry Seal – Una storia americana, film di Doug Liman, con Tom Cruise e Domhnall Gleeson, nelle nostre sale dal 14 settembre.

Thriller mirabolante che non concede un attimo di respiro allo spettatore, il nuovo film di Doug Liman è basato sulla storia vera di Barry Seal, pilota di aeroplani dall’animo truffaldino e avido, di cui un Tom Cruise in stato di grazia ci regala una veritiera interpretazione, che lavorò per la CIA prestandosi, nello stesso tempo, al contrabbando con l’America centrale. La storia comincia proprio quando, licenziato dalla compagnia di volo per cui lavora, il talentuoso pilota viene scoperto e reclutato dalla CIA per una delle operazioni sotto copertura più rischiose della storia degli USA. Messo alle strette, l’uomo, ormai ex pilota di linea, si ritrova suo malgrado trafficante d’armi per il governo, trafficante di cocaina per il cartello di Medellìn sotto il criminale colombiano Pablo Escobar, ed infine informatore per la DEA. La pellicola racconta vicende realmente accadute in un tripudio di azione e battute memorabili preoccupandosi in ogni secondo di divertire lo spettatore e renderlo parte attiva della storia.  

Incredibili gli ultimi anni di carriera di Tom Cruise che, tra film fantascientifici ai confini con la distopia, missioni sempre più impossibili e mummie riportate in vita dopo millenni trova anche il tempo di concedersi viaggi interminabili in aeroplano sopra le giungle sudamericane infestate di trafficanti senza scrupoli portandosi dietro chili e chili di droga scottante. Seppure non sia il miglior attore del mondo, Cruise ha ben pochi rivali nel mondo del cinema per quanto riguarda il coraggio impiegato nelle scene d’azione, che egli stesso ama spesso interpretare senza l’ausilio di stunt, e l’entusiasmo messo in campo inquadratura dopo inquadratura. Ciò che infatti buca lo schermo e sorprende lo spettatore, oltre al sorriso sornione del caro Tom, è la sua passione viscerale per la storia che si trova ad interpretare, non importa quale sia il soggetto alla base, che egli rende puntualmente sua tatuandosi il ruolo su ogni centimetro del suo corpo.

Non fa eccezione la sua prova in Barry Seal – Una storia americana in cui veste i panni di un simpatico mascalzone che ama il gioco estremo, anche quando ad essere in gioco è la vita stessa. Incurante, apparentemente, del pericolo, sbruffone e nonostante tutto simpatico, questo il protagonista costruito da Cruise che narra in prima persona la storia attraverso l’obiettivo di una telecamera anni 80 in un luogo angusto ed imprecisato. Energica come gli anni in cui è ambientata, quelli di Reagan e del boom economico americano, ma mai nostalgica e patetica, la pellicola di Liman, lungi dall’avere un intento moralista o apologetico, è un treno (meglio dire un aereoplano?) lanciato in corsa verso un finale inevitabile e scontato, forse, ma il cui viaggio è tutto da assaporare coi finestrini abbassati e il vento tra i capelli. Alla battuta e allo sguardo cinico di Domhnall Gleeson che chiudono il film il regista delega il senso del suo lavoro: l’hangover del mattino dopo fa male, ma di notte c’è sempre un’altra festa pronta a ricominciare.

Gabriele Di Grazia


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Anna Pennella
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…