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Pubblicato il 15/09/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Appuntamento al Parco: la recensione della commedia dalle atmosfere romantiche

Recensione di Appuntamento al Parco, di Joel Hopkins, con Diane Keaton e Brendan Gleeson, nelle nostre sale dal 14 settembre.

Dopo il successo di Oggi è già domani, pellicola del 2008 che vedeva la nascita di una tenera storia d’amore matura tra Emma Thompson e Dustin Hoffman in quel di Londra, il regista britannico Joel Hopkins tenta di bissare il successo di pubblico e critica con Appuntamento al parco, un’altra commedia d’amore ambientata nella capitale britannica che ci presenta due personaggi di terza età solo apparentemente diversi, messi duramente alla prova da un destino comune che però, forse, riserva loro ancora qualche sorpresa. Anche stavolta il cast è stellare: Diane Keaton e Brendan Gleeson, due star consolidate da tempo e molto amate dal pubblico, prestano il volto a due individui fragili e rappresentanti di un’umanità incompresa e controcorrente che non si arrende al grigiore quotidiano e si aggrappa con tutte le forze al bello insito nelle piccole cose come un naufrago ad una boa in un mare in tempesta.

Emily (Diane Keaton) è un’americana che vive a Londra da tempo e che da un anno conduce un’esistenza solitaria per via della morte del marito fedifrago contro la cui lapide lei puntualmente scaglia i fiori con rabbia repressa curandosi di non disturbare gli altri “coinquilini silenziosi” del cimitero.  Emily abita in una casa borghese nel sobborgo londinese di Hampstead, ma i tanti debiti che il marito le ha lasciato gentilmente in eredità non la fanno dormire la notte. La donna, che non può far fronte nemmeno alle spese del condominio perché non ha un lavoro e non ne ha mai svolto uno in vita sua, un giorno si imbatte per caso, mentre è affacciata dalla finestra della sua soffitta e indaga il parco adiacente al suo appartamento con un vecchio binocolo, in un uomo misterioso che abita in una vecchia catapecchia nascosta dal verde e il cui destino, scoprirà presto Emily, è minacciato da un avido imprenditore immobiliare che vuole costruire su quei terreni una serie di appartamenti di lusso. Donald (Brendan Gleeson), questo il nome dell’uomo, farà presto la conoscenza della donna e la vita di entrambi non sarà più la stessa.

Portatore sano di buoni sentimenti, Joel Hopkins confeziona un film dalla struttura semplice ed eccessivamente zuccheroso nello svolgimento. Non che sia un male, sia chiaro: la Keaton, agevolata anche da un’esperienza e un’espressività date dall’età, sembra perfettamente a suo agio nell’interpretare un personaggio scritto appositamente per toccare alte vette di dolcezza ed incontrare il favore del pubblico. Fortunatamente l’attrice scongiura ogni facile stereotipo e salva la sua Emily da ogni banalità rendendola deliziosamente fallace e quindi vicina allo spettatore. Lo stesso vale per Gleeson, credibile nelle vesti rimediate di senzatetto burbero e dal passato turbolento, che regala una prova complessa nella sua spontaneità. Lungi dal voler essere un film di denuncia contro gli abusi del mercato edilizio pronto a calpestare i diritti delle persone in nome del dio denaro, Appuntamento al parco si propone come una favola educata il cui unico scopo è quello di far sentire in pace con se stesso lo spettatore. Situazioni prevedibili e gag un po’ macchinose non danneggiano l’andamento gentile della pellicola che cerca non nei guizzi di regia ma nella resa di atmosfere e stati d’animo il suo punto di forza. Vale la pena la visione del film anche solo per il senso di calma di cui ci si sente arricchiti una volta usciti dalla sala.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
La Redazione
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…