Breaking news
 

 
0
Pubblicato il 22/01/2018 da Gabriele di Grazia in , ,
 
 

La bravura di Luca Marinelli incontra il genio di Fabrizio De Andrè in Principe libero

La Recensione di Principe libero, di Luca Facchini con Luca Marinelli ed Ennio Fantastichini, nei cinema eccezionalmente il 23 e 24 gennaio e in prima tv il 13 e 14 febbraio.

Principe libero comincia come un thriller nel momento in cui, la notte del 27 agosto 1979, Fabrizio De André e la sua compagna, la cantante Dori Ghezzi, vengono sequestrati all’interno della loro tenuta di campagna in Sardegna. Minacciati da due uomini muniti di fucili da caccia e coperti da passamontagna, i due artisti sono incappucciati e portati via nelle tenebre a bordo di un auto. Verranno liberati solo quattro mesi dopo e De André non avrà mai rancore nei confronti dei propri rapitori, considerati da lui dei poveri cristi costretti all’arte dell’arrangiarsi per sopravvivere. Da quel fatto di cronaca inizia un cammino all’indietro fino all’infanzia dell’artista genovese ripercorrendo, con un ampio flashback, i primi pruriti sessuali, il rapporto difficile con il padre e soprattutto le amicizie, da Paolo Villaggio, vero compagno di bighellonate, a Luigi Tenco, anima cupa che troverà il suo triste epilogo a Sanremo. Gli incontri, le passioni, la scoperta, grazie a Villaggio, del proprio talento poetico: tutto è raccontato senza alcuna apologia trovando escamotage romantici per un racconto il più possibile aderente alla realtà, o a quel che ne è stato riportato dai racconti di chi quel genio di De Andrè l’ha conosciuto e vissuto di persona.

Gli amanti di De André e della musica italiana in generale non potranno perdersi questo appuntamento, prima cinematografico e poi televisivo, con la storia di uno dei nostri più grandi cantautori che ha segnato e continuerà a segnare intere generazioni di appassionati vivendo in eterno nella leggenda. La pellicola diretta da Luca Facchini con Luca Marinelli nel ruolo del Faber ed Ennio Fantastichini in quelli di suo padre, infatti, uscirà nelle sale solo il 23 e 24 gennaio per poi passare in tv diviso in due puntate da un’ora e mezza il 13 e il 14 febbraio. Al di là della riuscita o meno del film è necessario elogiare il coraggio con cui sceneggiatori e regista si sono approcciati al progetto. Si, perché fare un film su De Andrè è come farne uno su Elvis o Michael Jackson, si rischia di sminuire la leggenda con luoghi comuni banali e inquadrature poco interessanti, interpreti non all’altezza e scene strappa lacrime dal ridicolo involontario, ma soprattutto di contrariare i tanti fan adoranti che nei confronti di pellicole del genere non sono mai troppo benevoli e ben disposti. Principe libero ci va coi piedi di piombo nel voler descrivere la vita dell’artista scomparso nel 1999 senza dare giudizi sulle azioni dell’uomo o prendere le parti di questo o quel personaggio. Così facendo si predilige il lato umano del cantautore che, anche nei suoi momenti “amorali”, trova comunque il favore e la comprensione del pubblico.

Il titolo della pellicola viene dal booklet dell’album Le nuvole (1990) e cita il pirata inglese del ‘700 Samuel Bellamy, chiaro riferimento alla natura anarchico-borghese insita in De Andrè. Seppur si tratti di un prodotto destinato soprattutto alla televisione, Principe libero ha una forte anima cinematografica che libera la pellicola dai confini del piccolo schermo e la eleva qualitativamente. Merito anche della sceneggiatura di Giordano Meazzi e Francesca Serafini che, sotto la supervisione di Dori Ghezzi, riesce a restituire un ritratto vibrante e veritiero dell’uomo, prima ancora che dell’artista, appassionando il pubblico nonostante la durata sostenuta di tre ore. Meacci e Serafini, estimatori della discografia di De André, inseriscono i brani celebri del cantautore genovese in modo puntuale per sottolineare momenti chiave della storia e dare maggior ritmo alle vicende narrate: magnifica la sequenza in cui De Andrè apre il suo primo concerto con “La canzone dell’amore perduto” mentre si intervallano scene della fine della relazione con la sua prima moglie e dell’inizio del rapporto con la Ghezzi. Luca Marinelli, già abbondantemente criticato per la sua cadenza romana e ben poco genovese, riesce a cogliere l’anima dell’artista senza mai strafare, andando per sottrazione. Il risultato finale è davvero incredibile, soprattutto se si pensa che l’attore ha interpretato di persona tutti i brani che esegue alla chitarra nel film. Principe libero è un biopic ben riuscito che metterà d’accordo i tanti fan del Faber che forse meritavano già da tempo una pellicola dedicata al loro mito musicale.

Gabriele di Grazia 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…