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Pubblicato il 16/03/2017 da Francesca Sordini in
 
 

Polemica sulla distribuzione italiana: pochi film d’estate, troppi nei mesi invernali

In principio fu Enrico Vanzina, che scrisse a La Stampa spinto anche dal valore che Torino ha per il cinema. Poi fu la volta di Fulvio Lucisano, presidente della Italian International Film S.r.l., che si disse d’accordo con Vanzina, ed infine dell’Associazione 100autori. Hanno fatto loro eco anche Piera Detassis, direttore di Ciak, e Mariarosa Mancuso, critico de Il Foglio.

Il tema è sempre il medesimo: criticare la distribuzione italiana nel corso dell’anno e tentare di ridefinire in modo omogeneo le uscite cinematografiche, italiane e non, grazie ad un modus operandi virtuoso che eviti sia sale deserte e quindi morte per inedia di film di piccola distribuzione che ingiustificati sovraffollamenti durante i mesi invernali.

Vanzina ha rivendicato l’idea di far uscire due cinepanettoni d’estate (ci scusino i lettori per il termine non proprio corretto, ma ormai è divenuto antonomastico). E’ vero a metà: sicuramente la programmazione estiva è più vuota e piena di potenziale economico rispetto ai mesi invernali, ma i fratelli Vanzina venivano anche da un periodo di rigetto dei cinepanettoni da parte degli spettatori, dopo Olè e Matrimonio alle Bahamas (era il 2008), e allora pesava ancora il divorzio (e la conseguente concorrenza) tra Massimo Boldi e Christian De Sica. Da qui la decisione di spostare l’uscita del cinepanettone d’estate.

 

Ciò non significa però che Vanzina non abbia ragione. Alle sue argomentazioni Fulvio Lucisano aggiunge la corretta osservazione, di stampo sociologico, per cui la programmazione sostanzialmente vuota dei mesi estivi è retaggio di un antico modo di gestire la distribuzione, legata ad un certo modo di fare vacanza. Decenni fa i ragazzini venivano portati al mare dalle mamme per tre mesi, e i padri di famiglia raggiungevano il nucleo famigliare nel fine settimana. Le città rimanevano sostanzialmente deserte per tutta l’estate, mentre i film rimanevano appannaggio dei cinema all’aperto e delle sale parrocchiali. Rimanere ancorati ad una simile consuetudine è sintomatico di quanto il cinema italiano sia indietro decenni rispetto alla realtà (e potremmo continuare con altri elementi). Il mondo è andato avanti, anche per noi che siamo alla periferia dell’impero, mentre l’industria cinematografica italiana è rimasta ferma a sessant’anni fa.

Mentre nel resto del mondo l’estate è anzi considerata un momento forte per la distribuzione (per fare esempi lontani economicamente galassie da noi, Dunkirk di Christopher Nolan, per cui il regista risulterà il più pagato della storia del cinema, uscirà a luglio, Wonder Woman, di cui ieri è uscito il trailer, esce il 2 giugno), noi preferiamo affollare i mesi invernali, tradizionalmente considerati i più adatti alla frequentazione delle sale cinematografiche. Non è più così, almeno non in tempi di aria condizionata e vacanze mordi-e-fuggi. Una distribuzione meglio mirata non apporterebbe che benefici al cinema italiano, dove per “meglio mirata” s’intende non un’acritica distribuzione nel corso dei mesi, ma una programmazione strategica che posiziona i film “forti” d’estate e quelli più debolucci d’inverno, senza magari cadere nei paradossi per cui l’ottimo film di Xavier Dolan è uscito con due anni di ritardo a luglio dell’anno scorso, o si riscontra un ingiustificato sovraffollamento di titoli italiani tra marzo e aprile. E’ un modo perverso e autolesionista di distribuire i film, che non fa bene né all’industria, né agli spettatori, né a noi critici. Mariarosa Mancuso ha censito quindici (quindici!) film in uscita solo nell’ultima settimana (quella dal 9 al 14 marzo): troppi pure per un cinefilo appassionato.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.