Breaking news
 

 
0
Pubblicato il 08/02/2018 da Francesca Sordini in ,
 
 

Attacco al treno di Clint Eastwood è imperdonabile

Ore 15:17 – Attacco al treno è un film del 2018 diretto da Clint Eastwood con protagonisti Spencer Stone, Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Judy Greer e Jenna Fischer.

La prima vera delusione del 2018 ha sopra l’etichetta di Clint Eastwood. Con Ore 15:17 – Attacco al treno Clint conclude la sua trilogia dedicata all’eroismo, una descensio che con Ore 15:17 tocca il suo punto più basso. L’attore feticcio di Sergio Leone ha toccato il fondo pure della sua filmografia: non credevamo fosse in grado di girare un film così malfatto. Errori altrove imperdonabili diventano condonabili, il resto è un florilegio di errori. Ispirato agli eventi del treno per Parigi, in cui un terrorista dell’ISIS aveva pianificato di fare una strage, salvo poi essere fermato da tre nerboruti americani, Assalto al treno è annacquato dal lungo flashback che precede il fattaccio vero e proprio. Verrebbe sempre voglia di dire a Clint: “Togli i flashback e fammi vedere quello che succede nel film”. Solo che poi, quando arriva, “quello che succede” viene risolto in tre minuti netti. Quasi ci dispiace per il terrorista, belloccio motore dell’azione cui poverino spettano due minuti risicati (non parla mai). Tempo di uscire con un mitra dal bagno, seminare un po’ di panico, e subito viene immobilizzato dai tre, poi premiati con una cerimonia ufficiale da Hollande (le immagini, ahimé, sono quelle vere di repertorio).

Pure i tre sono veri, nel senso che sono proprio i tre protagonisti della vicenda prestati al mondo del cinema. Al netto del disastro, non se la cavano male. Peggio è il lunghissimo flashback, preparatorio, iperdidascalico e pensato per incicciare – male – la storia: i tre, amici d’infanzia, amavano giocare con le pistole e conoscevano a dieci anni il significato della parola “cameratismo”. Frasi come “Noi neri non andiamo a caccia” fanno accapponare la pelle, uscite così stereotipanti sono concesse solo alla satira. L’Italia cartolinesca siamo propensi a considerarla come tara fisiologica dell’americano che racconta la pizza e il mandolino, Modugno e i calli di Venezia (succede lo stesso agli americani che guardano Ella & John di Virzì). Ma l’errore della voce fuori campo dell’unico afroamericano dei tre, all’inizio del film, voce che poi scompare nel resto del film, è da errore col lapis blu alla scuola di cinematografia.

Francesca Sordini


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.