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Omicidio all’italiana, la recensione del film di Maccio Capatonda

Omicidio all’italiana è un film del 2017 diretto da Maccio Capatonda con Maccio Capatonda, Herbert Ballerina, Sabrina Ferilli, Nino Frassica, Antonia Truppo. Qui trovi la scheda e qui il trailer del film.

E bravo Maccio Capatonda. Mario Monicelli diceva che la commedia all’italiana è morta quando i registi hanno smesso di prendere il tram. Non sappiamo se Maccio Capatonda prenda il tram, ma certamente poco gli sfugge del mondo. Il suo ultimo film, Omicidio all’italiana, mix di satira demenziale a tratti zoppicante, ha dalla sua un paio di trovate geniali, tutte ingenerate dall’osservazione del mos maiorum italiano.

Siamo ad Acitrulla, calembour che presta il nome ad un paesino sperduto vicino a Campobasso abitato solo da vecchi. I giovani se ne sono andati pian piano, e il paese non conta più di sedici abitanti, compresi il sindaco e suo fratello, bifolchi molto pelosi decisi a risollevare le sorti del villaggio natio. Da qui il piano geniale: inscenare l’omicidio dell’antipatica contessa del paese, in realtà morta per soffocamento, al fine di attirare il cosiddetto turismo dell’orrore, a tutto vantaggio delle casse – vuote – del paese. E’ la prima nota di merito di Omicidio all’italiana: Maccio Capatonda guarda la TV e capisce che, se la gente vuole andare in vacanza nelle cittadine teatro di efferati omicidi, qualche piccolo problema c’è. “Faremo diventare Acitrulla una grande capitale europea, al pari di Cogne, Avetrana e Novi Ligure”, dice Piero Peluria al fratello.

Maccio Capatonda irride l’Italia col gusto dell’orrido, quella che guarda compulsivamente la TV di Federica Sciarelli e Barbara D’Urso (magnificamente incarnate da una Sabrina Ferilli), che ascolta avidamente psicologi e criminologi, anatomopatologi ed esperti sui generis, e regala punti di share a trasmissioni che speculano sul dolore altrui.

Assieme a questa notevole intuizione, nel film ci sono due o tre scene da antologia che comprendono i milanesi imbruttiti di origine cinese – a Milano il cognome più diffuso tra i maschi è Hu – e la carica dei giornalisti, i quali, senza pietà, assaltano coloro che sono implicati nella vicenda chiedendo ossessivamente: “Lei come si sente?”. Ma, a fronte di questo ottimo materiale di partenza, l’insieme sembra più stanco del solito, perché infarcito di battute poco o per nulla divertenti. Non battute, ma proprio freddure, alla stregua di quelle, agghiaccianti, de La settimana enigmistica. Quando proprio la dignità è del tutto perduta, Maccio le spiega anche. Per ammazzare ulteriormente il film, le più divertenti sono piazzate nel trailer (lungo). Neanche il lusso di andare al cinema e farsi due risate su una buona battuta.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.