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Pubblicato il 04/10/2015 da Marta Leggio in , ,
 
 

#NapoliFilmFestival: Francesco Munzi presenta Anime Nere

Il film di Francesco Munzi, Anime Nere è diventato un caso nel nostra paese che ha bisogno di tempo per individuare le perle rare, soprattutto in ambito cinematografico (clicca qui per leggere la recensione). Ecco perchè a più di un anno dall’uscita del film parliamo ancora della Calabria, della ‘ndrangheta e di un film che ha vinto 9 David di Donatello, 3 Nastri d’Argento e tanti altri premi tra cui il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia. Francesco Munzi ha presentato il suo Anime Nere in occasione della 17esima edizione di Napoli Film Festival, raccontando in particolare le avversità di una terra così bella ma così aspra come la Calabria.

Il film è tratto dal romanzo Anime Nere di Gioacchino Criaco, ambientato ad Africo, uno dei centri nevralgici della ‘ndrangheta calabrese: “A differenza degli altri romanzi che parlano di criminalità, quello che mi ha colpito del romanzo di Criaco è stato lo sguardo interno alla materia. Si parlava dei criminali in modo più intimo, familiare. Mi piaceva inscenare il classico stilema della malavita quindi la guerra tra i clan ma anche la tensione all’interno della stessa famiglia, tra i fratelli o tra padre e figlio.” 

La parte più interessante, per la lavorazione del film è stato l’approccio con una realtà difficile come quella dell’Aspromonte: “Una delle prime cose che volevo raccontare era il senso di mistero che trasmette l’Aspromonte, montagna  piena di riti pagani . Posti così belli al cinema diventano facilmente espressivi. Insieme allo scrittore del romanzo sono andato alla ricerca dei luoghi. Poi molte persone del posto hanno preso parte al film e quindi abbiamo riscritto delle scene, anche grazie ai consigli della gente. Il mio obiettivo era trattare la Calabria e in particolare l’Aspromonte con una visione meno turistica possibile.” 

L’utilizzo del dialetto calabrese ha aiutato a perseguire questo scopo: “Quando sono arrivato in Calabria non capivo neanche una parola, ora sono quasi madre lingua. Una squadra mi ha aiutato molto a tradurre, già nei due film precedenti mi ero confrontata con altre lingue (prima albanese e poi una parte in rumeno). In Anime Nere il dialetto è usato come un fattore identitario ma anche come una barriera per non farsi comprendere dagli altri (basti pensare alle scene ambientate a Milano).”

Munzi non si soffermato alla rappresentazione di questa tragedia greca con personaggi forti e linguaggi crudi. É andato oltre e come lui stesso afferma “Volevo spegnere il sole della Calabria e ricreare la cappa che si avverte quando si vive in luoghi come Africo. Abbiamo lavorato con delle immagini, sgranando il digitale per ridare un po’ l’effetto della pellicola”.

Un film duro che lascia volutamente un finale aperto per dei personaggi complessi che si sviluppano su diversi livelli: quello che pensano, non è quello che dicono, nè tanto meno quello che fanno.

Marta Leggio

 

 


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Marta Leggio

 
Sono Marta provengo dal profondo sud della Sicilia e mi diletto a filtrare quello che vedo attraverso le parole. Mi piacciono le storie emozionanti,le cose ben fatte, il buon cibo, le persone pacate e i film ben scritti. Non prendo mai niente eccessivamente sul serio però alcuni film hanno il potere di distruggermi. Ho molte insicurezze e limiti, ad esempio non capisco mai come comporre un buon finale...