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Pubblicato il 08/05/2017 da Francesca Sordini in ,
 
 

Manhattan, il miglior film di Woody Allen torna al cinema in versione restaurata

Manhattan di Woody Allen si apre con una dichiarazione d’amore a New York City. Con Rapsodia in blu di George Gershwin in sottofondo, che altro non è che un brano che ha in sé tutti i generi musicali squisitamente americani, Isaac Davis cerca di trovare l’incipit giusto per il suo nuovo libro. Leggete qua:

Capitolo primo. “Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…” No, è meglio “la mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin…” No, fammi cominciare da capo… capitolo primo. “Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione…” Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo. Capitolo primo. “Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. Capitolo primo. “Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia…” Troppo arrabbiato. Non devo essere arrabbiato. Capitolo primo. “Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre…” No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata…”

Isaac Davis, nome che più ebraico non si può, è tra i personaggi meglio riusciti di Woody Allen, perfetto alter ego nevrotico e cerebrale. S’innamora della sofisticata ma saccente Mary, sottovalutando al contempo i suoi sinceri sentimenti per la giovanissima Tracy. In un girotondo di macchiette indimenticabili – l’ex moglie Jill scopertasi lesbica, il figlioletto timidissimo – Ike Davis si arroga il diritto di dire la sua su tutto, dall’arte, alla religione, all’amore, al cinema, alla psicoanalisi, al successo. Geniale mix di causticissima satira e brillante dramma urbano, pensato per New York City, trattata alla stregua della protagonista del film, Manhattan è il più bel film di Woody Allen, ed è di nuovo al cinema, restaurato, questa settimana. Vista la moria di film decenti nelle sale, vi conviene affrettarvi.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.