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Pubblicato il 04/12/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

La Recensione de L’età imperfetta: il disagio di una generazione a passi di danza

La Recensione de L’età imperfetta, un film di Ulisse Lendaro, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città. Nel cast Anna Valle, Marina Occhionero, Paola Calliari, Anita Kravos. Dal 30 novembre nei cinema.

Interessante opera prima, questa di Ulisse Lendaro, che ci trasporta negli angoli più bui dell’adolescenza presentandoci due personaggi, due aspiranti ballerine, solo apparentemente l’una l’opposto dell’altra. Ricalcando un poco gli eventi attorno a cui Il cigno nero di Darren Aronofsky costruiva un grande thriller psicologico capace di scardinare la tranquillità dello spettatore, il regista racconta una storia di orrore quotidiano immergendola in una provincia del nord d’Italia dove i giovani si aggrappano ai propri sogni pur di fuggire via da un’esistenza che li vorrebbe immobili e a immagine e somiglianza dei propri genitori.
Cosa siamo disposti a fare pur di veder realizzate le nostre aspirazioni? Quanto della nostra anima saremmo capaci di sacrificare per un momento di gloria? Queste sono le domande che sembra sottoporci la pellicola, un chiaro invito a guardarci dentro prima di esser pronti a giudicare gli altri: è proprio quando si è certi di avere il controllo sul proprio destino e sulle proprie azioni che un semplice evento non previsto può spingerci verso un abisso di paura e solitudine capace di farci precipitare in un vortice di violenza di cui non ci credevamo capaci.
L’età imperfetta è duro e crudo, come poche pellicole italiane degli ultimi anni hanno saputo essere. Colpisce il pubblico in modo cadenzato ma senza sosta, facendogli accusare l’urto solo alla fine, quando ormai è troppo tardi e non può più tornare indietro.

Camilla (Marina Occhionero) ha diciassette anni è un grande sogno nel cassetto: essere una ballerina di successo. Malgrado le remore di sua madre, la ragazza va avanti nelle prove alla scuola di ballo sotto lo sguardo attento della sua insegnante (Anna Valle) che, a differenza della sua genitrice, crede molto in lei e spinge il suo talento.
Quando conosce Sara (Paola Calliari), un’altra aspirante ballerina sua coetanea, molto più spensierata e disinibita di lei, Camilla scopre un lato nascosto che non credeva di possedere. Tra bravate e prime volte, la ragazza diventa sempre più simile a Sara, perdendo così di vista il suo vero obiettivo, quello della danza. Quando a un esame per poter entrare in uno stage in una scuola importante a passare è proprio Sara e non lei, Camilla cade in una spirale di invidia e frustrazione molto pericolosa.
Convinta che sia stata Sara a far si che lei fosse scartata dalla commissione esaminatrice, la ragazza cerca in tutti i modi di distruggere il sogno della coetanea, rompendo l’amicizia con lei e rivolgendosi a personaggi poco raccomandabili che potrebbero fare al caso suo.
Senza più controllo né equilibrio, la protagonista diventa un’altra se stessa capace ormai di tutto. Fino a dove sarà disposta a spingersi per ottenere la sua vendetta?

Il disagio generazionale di un’epoca, il malessere dei giovani di oggi gettati in pasto alla vita sprovvisti del kit di sopravvivenza utile per cavarsela in un mondo fatto di squali senza remore; genitori ciechi, incapaci di ascoltare i figli e di indirizzarli, sordi nei confronti delle loro suppliche; una violenza innata, una rabbia repressa e pronta ad esplodere senza preavviso: tutto questo è L’età imperfetta, un quadro sconfortante sui nostri ragazzi e la loro incapacità di stare al mondo.
A percorrere l’intera pellicola è una tensione sottile che scaturisce dalle interpretazioni acerbe ma naturali e convincenti delle giovani interpreti, Marina Occhionero e Paola Calliari, perfette nei relativi ruoli e volti spauriti di due personaggi opposti ma uniti dal comune senso di inadeguatezza.
Il film è una corsa verso l’abisso che nel finale trova il suo punto di forza. Nessun buonismo, nessuna pietà nel racconto. L’opera di Lendaro vede anche una buona prova di Anna Valle, ambigua insegnante di danza che la protagonista Camilla accusa di far parte di un piano escogitato ai suoi danni: è tutto nella mente della ragazzina o anche lei ha mentito riguardo l’affetto che provava nei suoi confronti?
La paura porta al sospetto, il sospetto genera incubi che fanno perdere il senso della realtà, ed il regista è bravo nel cogliere in maniera convincente i sentimenti racchiusi in tanti ragazzi che si aggirano silenziosi nelle strade lasciati in balia di un’esistenza che non fa che mandarli alla deriva.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…