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Pubblicato il 09/10/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Recensione L’altra metà della storia: una pellicola delicatamente intimista

Recensione di L’altra metà della storia di Ritesh Batra, con  Jim BroadbentCharlotte RamplingHarriet WalterMichelle DockeryMatthew Goode. La pellicola sarà al cinema dal 12 ottobre2017 nei cinema con Bim Distribuzione.

Quattro anni dopo aver colpito positivamente pubblico e critica con il delizioso Lunchbox, il regista indiano Ritesh Batra torna con L’altra metà della storia (The Sense of an Ending), pellicola delicatamente intimista scritta da Nick Payne e basata sull’omonimo romanzo di Julian Barnes del 2011. Nel cast sono annoverati nomi di spicco quali Jim BroadbentCharlotte RamplingHarriet Walter, Emily Mortimer e Michelle Dockery. Il film, che si dirama su due piani temporali, racconta la storia molto comune di un uomo ormai anziano che non si aspetta nulla dalla vita la cui esistenza viene stravolta improvvisamente dall’arrivo di una lettera che lo riporta indietro ai tempi del college facendolo piombare in una spaventosa spirale di rimorsi e rimpianti. Quanto siamo disposti a scavare nel nostro essere più profondo quando la vita ci mette di fronte a delle responsabilità che pensavamo essere riusciti ad evitare per sempre? Siamo pronti a cambiare noi stessi per sistemare le cose e aggiustare ciò che sembrava rotto e irreparabile? Batra sembra rivolgersi direttamente allo spettatore e instillare in lui il dubbio circa il giusto modo di agire, ma, nel metterlo alla prova, non dimentica mai la dolcezza del racconto, suo marchio di fabbrica.

Tony Webster (Jim Broadbent) ha settant’anni, è divorziato, ha una figlia che sta per avere un bambino con l’inseminazione artificiale perché non vuole avere un partner, e possiede un piccolo negozio in cui si mettono in vendita e si riparano vecchie macchine fotografiche da collezione ormai in disuso. Come gli oggetti che vende, l’uomo si sente ormai fuori posto, un arnese vecchio che nessuno ritiene più importante. Immobile tra passato e presente, Tony un giorno riceve una lettera da uno studio notarile che lo informa che la madre di Veronica (Charlotte Rampling), una ragazza che egli frequentava al college, ha lasciato per lui un diario in eredità. L’oggetto, che ora è nelle mani della sua vecchia fiamma adolescenziale, lo riporta indietro nel tempo scoperchiando un baule fatto di dubbi e di cose non dette che ora lo tormentano e lo spingono ad affrontare una volta per tutte le ombre del passato. Cosa c’è scritto nel diario? Veronica sarà disposta a renderglielo dopo tanti anni di silenzio?

Strutturato come un continuo dialogo tra passato e presente, l’opera di Batra è capace di divertire e commuovere lo spettatore grazie ad uno splendido connubio tra messa in scena e dialoghi. Mai sbilanciato verso il dramma o la commedia, L’altra metà della storia gioca la carta della semplicità ed affida al volto sornione di Jim Broadbent l’andamento della storia. Il protagonista, opaco spettatore della propria vita, viene scosso da un evento imprevedibile e rimette a fuoco tutta la propria esistenza ponendo sotto una lente di ingrandimento un periodo importante del proprio percorso umano. Pur essendo una persona rispettabile, Jim ha commesso da giovane qualcosa di disdicevole che ha influenzato il destino proprio e di chi gli era attorno, in un modo considerevole e di cui solo ora si rende conto. Jim è come noi. È l’essere umano che commette continuamente errori e passa oltre, convinto che ormai quel che è fatto è fatto e che in fondo non è poi così grave. Ma Jim è anche l’uomo comune a cui viene data la possibilità di riscattarsi e di chiedere scusa. La visione ottimista di Batra regala calma allo spettatore e gli scalda il cuore: nessun personaggio è lasciato sullo sfondo, e a tutti è dato modo di dimostrare all’altro la parte migliore di sé dopo aver affrontato un percorso di redenzione a ostacoli. A volte il cinema può essere anche questo, una riflessione sui veri valori della vita e sull’importanza di rimettersi in gioco partendo da una richiesta di perdono.

Gabriele Di Grazia

 


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…