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Pubblicato il 16/10/2017 da Francesca Sordini in ,
 
 

La battaglia dei sessi manifesto ultrafemminista con Emma Stone e Steve Carell

La battaglia dei sessi è un film del 2017 diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, con protagonisti Emma Stone, Steve Carell, Sarah Silverman, Bill Pullman e Andrea Riseborough. Qui trovi la scheda del film, nelle sale dal 19 ottobre 2017.

Il reparto trucco de La battaglia dei sessi si è impegnato davvero tanto per riproporre i protagonisti il più possibile fedeli agli originali. Pure i costumi sono gli stessi, a guardare le vecchie foto di Billie Jean King e di Bobby Riggs, convinto maschilista che nel ’73 sfidò la allora numero uno del tennis femminile per dimostrare che gli uomini sono sempre più forti delle donne, anche con la pancetta e il rilassamento muscolare. Fedeli all’originale sono i completini da tennis personalizzati per lei, le foto di lui che si fece ritrarre completamente nudo per la campagna promozionale, nonché il completo giallo di Sugar Daddy che lui indossò durante il match.

La battaglia dei sessi è filologicamente accuratissimo: dal punto di vista della scenografia, dei costumi, del trucco, della fotografia retrò, nonché della storia di Billie Jean, che scoprì davvero di essere lesbica, ebbe una tresca con la sua parrucchiera e doveva per forza fumare sigarette Philip Morris, unico sponsor reperibile per un torneo esclusivamente femminile. Non serviva pertanto sovraccaricare la trama: il film sembra un manifesto ultrafemminista che non lascia indietro alcuna battaglia (le mogli che mantengono i mariti, il gender gap, le scene lesbo, il marito consenziente, il rifiuto dei canoni estetici tradizionali, l’accenno alla Lisistrata di Aristofane). Alcune scene sono così didascaliche che sembrano avere accanto una slide con tanto di titolo e spiegazione, a beneficio del pubblico che va sensibilizzato su certi temi (soprattutto in tempi di Harvey Weinstein).

Dotato di un lungo preambolo e di un finale senza particolare suspense, La battaglia dei sessi è un film sullo sport cui mancano i ritmi concitati e la capacità di suscitare empatia, comuni invece ai film di genere, a causa di determinate scelte di regia – il film è un compitino senza pecche ma anche senza personalità – e del tennis in sé, sport elegante per vocazione che predilige il movimento orizzontale a quello di sfondamento. Non aiuta la sceneggiatura, debole e a tratti fortemente retorica. Solito velo pietoso sulla traduzione in italiano: “I am the breadwinner” è penosamente tradotto con un letterale “Sono io che porto a casa il pane”.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.