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Pubblicato il 05/02/2017 da Francesca Sordini in , ,
 
 

Killer in Red è l’ennesimo, pretenzioso prodotto di Paolo Sorrentino

E’ una questione assolutamente insoluta perché i baristi dei film si assomiglino tutti. C’è il Lloyd dell’Overlook Hotel in Shining, da cui Jack Torrance va a farsi curare i malanni schizofrenici. C’è un androide deplorevolmente privo dell’umorismo anche nel pessimo Passengers: unica entità dotata di parola con cui Chris Pratt possa interagire dopo essersi risvegliato novant’anni prima del previsto. Pure in Killer in Red, lo spot di Paolo Sorrentino girato per Campari, c’è un barman niente male. Anziano, quindi di comprovata esperienza. Spiega il senso della vita – e delle donne – a Clive Owen, cliente in attesa di una dama e animato dal timore di essere arrivato in ritardo.

Il Killer in Red è il nuovo cocktail con il Campari che Clive Owen barista shakera e serve con inquadrature molto raffinate e molto ruffiane (l’essenza di rosa è aggiunta con un contagocce). Lo prepara a una rossa in abito rosso fuoco incapace non solo di recitare, ma perfino di camminare in maniera sensuale. Dialoghi à la Sorrentino, quindi accostamenti casuali di frasi ad effetto disposte senza un filo logico. “E’ nuovo?”, chiede la seducente donna a Owen. “No, è raro”, risponde lui. Sono frasi da film di serie B, e al pessimo scambio di battute va aggiunta l’affermazione “C’è un solo Lagrange ad Hollywood”, riferito al produttore cinematografico che abborda e sponsorizza donne giovani ma molto spigliate. La bionda del momento lo attira in bagno e lo bacia, dato che nel mondo rarefatto di Sorrentino tutto si risolve ad un livello molto meno carnale e molto più platonico.

Gli ambienti rendono omaggio proprio all’Overlook Hotel, e quando non è l’Overlook Hotel ci sono di nuovo le piscine e le belle donne che emergono sinuose dall’acqua, care a Sorrentino tanto quanto le scene con le supergnocche che ballano sul cubo (made in La grande bellezza, non riesce proprio ad affrancarsi dall’esasperante scena iniziale del festino). Pure con un corto di tredici minuti si ha l’impressione di avere a che fare con una ingiustificata iperdilatazione temporale. Sorrentino se la sente così tanto da mettere nei titoli di testa “By Paolo Sorrentino”. Glielo si dica, che alle rosse il rosso non dona.

Francesca Sordini


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Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.