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Pubblicato il 23/02/2017 da Davide Sica in , ,
 
 

Jackie e non solo: quando un’icona femminile incontra il cinema

Nella settimana della tradizionale Fashion Week, quando le passerelle milanesi si animano per uno degli appuntamenti più importanti dell’anno nel mondo della moda, nelle sale cinematografiche nostrane fa capolino una delle figure femminili più iconiche del ‘900, Jacqueline Kennedy, detta Jackie, nell’omonimo biopic di Pablo Larrain, presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Qui potete leggere la recensione della nostra Francesca Sordini dal Lido.

Una delle icone femminili più apprezzate del secolo scorso. Un’icona in grado di espandere il suo grado d’importanza e d’influenza dal lato socio-politico fino allo stile raffinato e all’inevitabile eredità storica legata al suo periodo di First Lady accanto al marito John Fitzgerald Kennedy, terminato con l’assassinio di quest’ultimo durante un corteo a Dallas il 22 novembre 1963. Questo e altro era Jackie, meravigliosamente interpretata da Natalie Portman, recentemente candidata all’Oscar per la sua interpretazione, capace di tratteggiare la fragilità e allo stesso tempo la fermezza di una donna la cui vita è stata sconvolta in pochi attimi.
L’equilibrio con il quale Pablo Larrain riesce a calibrare e a tratteggiare profili di indubbio fascino e di altrettanta provata contraddizione si era già potuto apprezzare nel bellissimo Neruda. Dal punto di vista simbolico il personaggio di Jackie, contestualizzato in un affresco cinematografico, forse assume ancor più rilevanza, se ci si sofferma a riflettere sulla trasversalità tematica che una persona come Jacqueline Kennedy ha rappresentato in quegli anni. Attraverso un breve excursus andiamo ora ad immergerci in un breve viaggio sul connubio tra un’icona femminile realmente esistita e capace di abbracciare più mondi e il cinema, attraverso alcuni esempi. Quelle volte in cui questi due ingredienti si sono incontrati in passato, con risultati più o meno buoni. 

Elizabeth Taylor/Cleopatra in “Cleopatra” (1963) di Joseph L. Mankiewicz

“Cleopatra è stato concepito nell’isteria, girato nel casino, montato nel panico”. Furono le dichiarazioni di Joseph L. Mankiewicz sul film in occasione del ritiro del Leone d’Oro alla carriera nel 1987. Celebre e passato alla storia soprattutto per aver rappresentato la fine della Golden Age hollywoodiana, con il clamoroso fallimento della 20th Century Fox, Cleopatra rimane un’opera dal fascino indiscusso, un’operazione pomposa e allo stesso tempo fin troppo convenzionale. Un ritratto estetico indubbiamente notevole, dove il fascino magnetico di Elizabeth Taylor sconvolse il set, non solo per la tumultuosa relazione con Richard Burton. Una grave malattia della diva infatti contribuì ulteriormente ad agitare gli animi di una produzione esagerata e dalle conseguenze funeste. Il ritratto che ne esce è comunque notevole e la Taylor riesce perfettamente a incarnare una delle primissime icone storiche femminili. Richard Burton è Antonio, Rex Harrison interpreta Cesare e Roddy McDowall è Cesare Augusto.

 

Kirsten Dunst/Marie Antoinette in “Marie Antoinette” (2006) di Sofia Coppola

La stessa impronta autoriale che Larrain ci regala in Jackie la possiamo riscontrare anche nel bellissimo Marie Antoinette di Sofia Coppola, dove Kirsten Dunst regala una delle performance più acclamate della sua carriera. Grazie alla grazia e alla delicatezza registica della Coppola e al magnifico impianto scenico e costumistico orchestrato da K.K. Barrett e Milena Canonero, il film è il mix riuscitissimo di generi che travalicano il semplice ritratto storico, magniloquente senza risultare mai patinato, come un dipinto pop e classico allo stesso tempo, aspetto quest’ultimo esplicitato chiaramente dalla commistione di generi musicali che ci trasporta da Vivaldi fino ai The Cure. Come la Jackie di Natalie Portman anche la sovrana austriaca, moglie di Re Luigi XVI, mostra il suo spirito anticonvenzionale, fragile e fuori posto in un contesto a lei sconosciuto. 

Meryl Streep/Margaret Thatcher in “The Iron Lady” (2011) di Phyllida Lloyd

Sicuramente non uno dei film più belli ai quali ha partecipato nel corso della sua lunghissima e ricca carriera un mostro sacro della recitazione come Meryl Streep ma The Iron Lady rimane sicuramente una delle sue interpretazioni più intense nonostante l’alone di retorica fastidiosa in cui è avvolto il film. Margaret Thatcher, la Lady di Ferro che sconvolse la politica britannica e non solo, con il suo rigore e la sua inflessibilità, nel corso degli anni ’80, viene magnificamente rappresentata dalla Streep, che ne carpisce l’essenza senza risultare nemmeno per un attimo macchiettistica e forzata. Un’interpretazione stratificata, capace di addentrarsi nei meandri psicologici più nascosti del primo ministro britannico e di raccontarne anche il lato umano, integerrimo e legato profondamente al suo amore per la politica e per l’uomo che aveva accanto.

Helen Mirren/Elisabetta II in “The Queen”  (2006) di Stephen Frears 

Coppa Volpi a Venezia e Oscar alla miglior attrice protagonista per la straordinaria Helen Mirren di The Queen, bellissimo biopic di Stephen Frears che tratteggia con incredibile sagacia uno dei momenti più sconvolgenti per il Regno Unito, la morte di Lady D e l’ascesa al potere del partito laburista, guidato dall’emergente Tony Blair. Circordata dallo sfarzo di Buckingham Palace, la regina Elisabetta II assiste a questo ciclo repentino di cambiamenti in una sorta di parallelismo esistenziale sviscerato perfettamente dalla sceneggiatura di Peter Morgan.
Helen Mirren è semplicemente perfetta nella personificazione dell’astrazione dal tempo e dall’incedere di esso, dalla sua ciclicità ma al tempo stesso dell’afflizione provata dalla regina nell’osservare tali situazioni. 

 

Davide Sica


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Davide Sica

 
Sono nato a Lecco nel 1987, su quel ramo del lago di Como. Dopo aver terminato gli studi superiori decido di vincere la timidezza partecipando a svariati seminari teatrali. Frequento per tre anni la scuola di recitazione del Centro Teatro Attivo di Milano e studio doppiaggio professionale con Aldo Stella. Nel frattempo mi diplomo in film editing all’Accademia dello Spettacolo e studio storia e critica del cinema. Metto in fila negli anni esperienze nel cinema indipendente, nell'animazione turistica, in radio e sul web. Tante cose e un unico comune denominatore: il cinema. Ecco il mio sito: www.davide-sica.it