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Pubblicato il 17/10/2017 da Edoardo Montanari in ,
 
 

It: la recensione della Prima Parte

It: la recensione del thriller horror, tratto dal romanzo di Stephen King e diretto da Andrés Muschietti (Mama). La pellicola sarà nelle sale italiane dal 19 ottobre 2017.
Leggi la scheda e guarda il trailer italiano.

Un piccolo preliminare

Quanti di voi hanno sofferto, nel lontano 1990, vedendo la miniserie tratta dal libro IT di Stephen King? Ricordo la rabbia dei miei amici quando, nella miniserie appunto, la scena della barchetta che naviga nella pioggia veniva liquidata in poche inquadrature e con pochissimo pathos.

Ebbene per voi, forse, è arrivato il momento della riscossa. Certo, a patto che non siate degli integralisti della trasposizione filmica al cento per cento. Forse la sceneggiatura si è presa delle libertà, forse no. Poco importa. Quello che conta, dopo tutti questi anni, è il film. Cercheremo, quindi, di circoscrivere la critica all’adesso. Hic et nunc.

La fotografia

Sin dal principio la fotografia è netta, coerente con la storia e con gli anni che ci vengono raccontati. Storicamente, infatti, un film horror non può essere glamour e patinato, e questo film non fa eccezione. Fortunatamente.

Ma la fotografia di It, nel complesso, è moderna e allo stesso tempo pulita, chiara, intellegibile da doversi confrontare continuamente con il surreale e il metafisico delle ombre. Quando appare il nostro amato clown danzante e quando gli ambienti sono più tetri, la fotografia non nasconde, ma mostra.

Personalmente credo che il “vedere”, e provare, il terrore sia molto più potente (e più difficile da creare) del terrore che viene dal non visto.
Alla faccia di Lowecraft e del Leopardiano “L’infinito è l’indefinito“.

La regia

Andrés Muschietti è al secondo lungometraggio, e già vorremmo abbracciarlo.
Non per amore, ma per la sua regia morbida, lineare e descrittiva contornata di inquadrature metanarrative.
Semplice ed affabulatoria, la scelta che Muschietti ha fatto di ogni quandro asseconda perfettamente gli stati d’animo dei protagonisti sia gli effetti speciali; e per questo gli vanno i nostri ulteriori complimenti.
Sia nel dimensionale che nel materiale la presenza di Pennywise è sempre spaventosa. Merito di una regia sapiente e misurata, non c’è che dire.

La sceneggiatura

Scorre, e dobbiamo aggiungere anche molto bene.
Per le oltre due ore di visione non ci siamo mai sentito fuori strada, confusi o peggio ancora, raggirati; come capita, invece, in certi horror ridicoli o spettacolari ma poveri di carisma.

Probabilmente l’abbiamo apprezzata perché siamo convinto che, quando si fa un adattamento, è bene che sia libero di discostarsi dal libro originale pur mantenendo l’anima della storia. O forse perché non siamo degli integralisti delle versioni cartacee.

In ogni caso, la sceneggiatura, a nostro modesto avviso, tiene veramente molto bene. Aspettare la seconda parte, inoltre, non sarà così faticoso.

Per intenderci, in It non c’è un finale alla Kill Bill con un colpo di scena, oppure in sospensione. Sia ben chiaro, non vediamo l’ora di vedere il seguito, ma lo aspetteremo pienamente soddisfatti per quello che abbiamo visto fino ad ora.

Gli attori e la recitazione

Pennywise (Bill Skarsgård) è inquietante e interpretato magistralmente  anche se inquadrato solo con metà del viso; immaginate a figura intera. Il giovane Bill dà molto filo da torcere all’interpretazione di Tim Curry e, a memoria, la batte addirittura.

Il resto del cast, sia la parte formata da ragazzi molto giovani, che quella degli adulti è eccellente. Da notare, inoltre, che i giovani sono tutti ben al di sotto dei 18 anni: spontanei, credibili e pienamente in parte sia fisicamente che espressivamente. Bravi, Bravi, Bravi.

In Sintesi

Come avrete potuto intuire il film, nel complesso, ci è…. Aspettate! Siete saltati direttamente qui senza leggere tutta la recensione? Tornate subito all’inizio! Altrimenti, noi, che scriviamo a fare?
Per gli altri, ci siamo capiti no?

Edoardo Montanari


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Edoardo Montanari

 
Edoardo Montanari
Nasco a Roma nel 1975. Finite le superiori mi iscrivo ad Informatica alla Università “La Sapienza” di Roma. Ma, durante il tragitto da casa a scuola scrivo racconti. Decido allora di trasferirmi a Lettere Moderne all’università di Siena. Non pago della mia scelta, nel 2001 torno a Roma e mi iscrivo al Dams dell’Università degli Studi Roma Tre. Scrivo Racconti, Sceneggiature, Poesie. A tutt’oggi, sto per conseguire la laurea in Scienze Confuse ed allevo cambiali.