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Pubblicato il 22/12/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

La Recensione de Il ragazzo invisibile – Seconda generazione: il ritorno poco convincente di Salvatores al fantasy

La Recensione de Il ragazzo invisibile – Seconda generazione di Gabriele Salvatores, con Ludovico Girardello, Ksenia Rappoport, Galatea Bellugi, Ivan Franek, Dario Cantarelli, Emilio De Marchi, Katia Mironova, Mikolai Chroboczek e Valeria Golino, dal 4 gennaio al cinema.

Da quando ha scoperto di essere un ragazzino speciale, per Michele Silenzi (Ludovico Girardello), uno studente di sedici anni, è difficile tornare alla vita di tutti i giorni. Oltre alle delusioni amorose e alle difficoltà scolastiche tipiche dell’età adolescenziale, a rendere tutto estremamente più pesante è la morte della madre Giovanna di cui il protagonista si sente in qualche modo responsabile. In un batter d’occhio Michele si ritrova sempre più solo e infelice e carico di rabbia nei confronti del mondo e soprattutto degli adulti con cui non riesce più ad avere alcun rapporto. Quando ormai sembra che il ragazzo abbia chiuso col mondo che lo circonda giungono inaspettatamente a stravolgergli la vita Natasha (Galatea Bellugi), una ragazza sua coetanea e compagnia di scuola, e Yelena (Ksenia Rappoport), una donna misteriosa dall’acconciatura bizzarra, che si rivelano essere rispettivamente sua sorella e la sua vera madre, anche loro dotate di superpoteri. Il richiamo del sangue è troppo forte per Michele che sembra finalmente essere tornato a casa, ma quando scopre che dietro i sorrisi dei suoi “simili” si nasconde qualcosa di non detto e di oscuro le cose cambiano drasticamente e per il protagonista inizia una nuova avventura contro il destino per fermare l’ennesima minaccia per il genere umano.

A tre anni di distanza da Il ragazzo invisibile che aveva diviso pubblico e critica soprattutto per il coraggio del regista di voler portare sul grande schermo un’avventura dallo stampo così “americano” e insolito per il nostro cinema, Salvatores torna con il secondo capitolo della storia per continuare a raccontare le avventure di un Michele ormai sedicenne alle prese con quello che lo stesso regista ha definito il periodo più oscuro di ognuno di noi: l’adolescenza. La vicenda riprende il discorso lasciato in sospeso dal primo film mostrandoci un protagonista ormai consapevole dei suoi poteri e delle responsabilità che questi comportano. Rimasto orfano di madre, obbligato a frequentare incontri settimanali con uno psichiatra dai consigli facili per scrollarsi di dosso gli opprimenti sensi di colpa, Michele è innamorato di una ragazza che non lo ricambia e sfoga la sua rabbia repressa sfruttando di quando in quando i suoi poteri ai danni di chi gli sta poco simpatico, come il suo rivale in amore che si pavoneggia agli occhi della sua amata millantando abilità eroiche che non ha. In linea con i sequel americani fedeli all’idea secondo cui nel secondo capitolo tutto deve essere più grande ed eccessivo, Il ragazzo invisibile – Seconda generazione se la gioca sul piano degli effetti visivi, davvero spettacolari la cui supervisione è stata affidata a Victor Perez (Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Rogue One: A Star Wars Story), e su quello della sceneggiatura che si prende la briga di scavare affondo nella psicologia del protagonista per raccontarne i dissidi ormonali e le lacerazioni interiori.

Sebbene le intenzioni del regista di reclamare un posto d’onore nel genere fantasy, al momento ad esclusivo appannaggio degli stranieri, soprattutto americani e francesi, siano state, ancora una volta, encomiabili, la resa del prodotto, non potendo beneficiare dell’”effetto novità” del primo capitolo, paga una sceneggiatura poco coraggiosa che ricalca dinamiche di storie già raccontate ed una recitazione di tutti gli interpreti decisamente non all’altezza della prova. Sicuramente il pubblico di riferimento potrà apprezzarlo perché il giovane protagonista ricalca fedelmente lo stereotipo dell’adolescente lasciato in balia della vita con tutte le sue sfide apparentemente insormontabili, ma ciò non toglie che, alla fine della visione, si abbia la sensazione che si poteva e si doveva fare di più, soprattutto perché la seconda parte di una saga è sempre quella più difficile, che deve confermare i punti di forza del primo episodio ed aprire le porte ad un terzo capitolo che deve essere necessariamente il più spettacolare di tutti. Guardando Il ragazzo invisibile – Seconda generazione si perde interesse nei confronti del futuro dei protagonisti del racconto, e questo non è un buon segno.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…