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Pubblicato il 06/12/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Il premio: Gassmann in viaggio con papà, ma la pellicola non convince

La Recensione de Il premio di  Alessandro Gassmann con Alessandro Gassmann, Rocco Papaleo, Gigi Proietti, Anna Foglietta, Marco Zitelli, Matilda De Angelis e Erika Blanc. Dal 6 dicembre nei cinema.

Oreste (Alessandro Gassmann) fa il personal trainer e vorrebbe tanto aprire una palestra tutta sua. Purtroppo gli manca il denaro per realizzare il suo sogno, e a peggiorare le cose ci si mette la moglie che non fa altro che umiliarlo e ricordargli quanto sia fallito. I 15mila euro utili all’apertura della sua attività gli vengono offerti dal padre Giovanni (Gigi Proietti) in cambio di un passaggio in macchina fino a Stoccolma dove gli verrà conferito il premio Nobel per la letteratura. Infatti, il padre di Oreste è uno scrittore di fama mondiale rispettato da tutti ma sul viale del tramonto: disilluso dalla vita, stanco e privo ormai della sua celebre creatività, si è ritirato in solitudine nella sua villa dove è assistito in tutto e per tutto dal suo fedele maggiordomo Rinaldo (Rocco Papaleo). Oreste, che non ha mai accettato il denaro di suo padre, questa volta cede e accetta di affrontare il lungo viaggio nonostante la presenza di sua sorella Lucrezia (Anna Foglietta), un’aspirante blogger senza talento ma con il pallino per la scrittura. Il percorso li porterà fra Italia, Austria, Germania, Danimarca e Svezia, alla ricerca di un rapporto familiare da costruire daccapo e di nuove opportunità da cogliere.

Dopo Razzabastarda Alessandro Gassmann torna alla regia con un film dai toni leggeri e vagamente autobiografico che riprende uno dei temi più abusati del cinema e della letteratura, ovvero il difficile rapporto tra un genitore di successo e il proprio figlio che si sente schiacciato dalla figura imponente del padre e che fa di tutto per uscire dalla sua ombra e realizzare, così, le proprie aspirazioni che sembravano senza un futuro. Il personaggio interpretato da Proietti è uno di quelli esasperanti e che provocano un senso di inferiorità in coloro che gli si trovano accanto, sempre così sicuro di sé, con la battuta pronta e un modo di fare nonostante tutto simpatico e gigione che non lascia all’interlocutore il diritto di replica. Ricorda vagamente il papà di Indiana Jones ne L’ultima crociata, quando a prestare il volto di un canuto Henry Jones Sr. c’era uno strepitoso Sean Connery con uno sguardo perennemente accigliato e pronto al rimprovero nei confronti del figlio avventuriero e poco incline allo studio del latino. Il Giovanni Passamonte di Proietti è decisamente meno memorabile e risente di una scrittura stanca e della recitazione svogliata dell’artista romano che non riesce a catturare l’attenzione dello spettatore.

Mentre si assiste ad un forzato one man show di Proietti, volutamente omaggiato dal Gassmann regista, la trama scivola in una sequela noiosa di luoghi comuni e gag poco divertenti che invece di appassionare fanno sbadigliare. Il difetto più grande del film è che non ha il coraggio di osare nonostante si travesta da pellicola innovativa e scoppiettante: la Foglietta e Papaleo interpretano i loro soliti personaggi, nemmeno con troppa convinzione, e Gassmann non aggiunge nulla di nuovo ad una figura, quella del nullafacente simpatico e bonaccione, già più volte presa in considerazione nel corso della sua carriera. Se togliamo qualche piccolo guizzo, come la scena che vede la morte del gatto dell’ex attrice premio Oscar (Erika Blanc) destinato ad essere ibernato con la padrona e invece schiacciato in retromarcia dall’automobile guidata da Oreste, la storia regala davvero molto poco. Situazioni forzate e dallo sviluppo macchinoso accompagnano lo spettatore stanco fino alla fine della pellicola, e non basta la freschezza delle nuove leve, l’attrice e musicista Matilda De Angelis e il musicista improvvisato attore Marco Zitelli, a risollevare il livello del prodotto. Da un talento innato come quello di Alessandro Gassmann ci si aspettava di più. Un’occasione persa.

Gabriele di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…