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Pubblicato il 01/11/2017 da La Redazione in , ,
 
 

La Recensione di Hostiles: film d’apertura della dodicesima Festa del cinema di Roma

La Recensione di Hostiles, diretto da Scott Cooper e interpretato da Christian Bale e Rosamund Pike, film d’apertura della dodicesima Festa del cinema di Roma.

Saranno forse le aspettative (considerando che Moonlight, film di apertura della scorsa edizione, ha poi portato a casa l’Oscar più ambito), sarà forse il cast di spessore non sfruttato al meglio, ma il film Hostiles, scelto come film di apertura della 12a edizione della Festa del Cinema di Roma, merita una risicata promozione con riserva.

Mette subito le mani avanti Scott Cooper, riprendendo una frase di David Herbert Lawrence “L’anima americana è essenzialmente isolata, stoica e assassina”, come a dire: preparatevi che sarà un film di autocommiserazione in cui verranno mostrate luci e ombre del mondo a stelle e strisce.
Scena successiva: New Mexico, 1892, gli indiani cattivissimi e crudeli trucidano la famiglia di Rosalie Quaid (Rosamund Pike), che non riesce neanche a dire addio a suo marito e ai tre figli. La casa data alle fiamme e la disperazione che riempie e trasborda il grande schermo (anima isolata, ricordate?) accompagnandoci ai titoli di testa.

Il resto è storia già vista: al capitano Joe Blocker (Christian Bale), prossimo alla pensione, viene ordinato di condurre fino al Montana il capo indiano Falco Giallo, ormai morente. Lo stesso che, nelle ricorrenti battaglie con i compagni e commilitoni di Blocker non si è fatto remore di uccidere e distruggere.

Ma si sa, l’America ha il cuore grande, e così inizia la traversata per permettere a un nemico di morire nelle terre natìe (stoicità, eccola qua). La cosa più convincente (al netto della faccia da sofferente maledetto di Bale, a cui siamo ormai abituati) è il tumulto sentimentale vissuto dal personaggio di Rosalie, costretta a superare l’odio per i pellerossa e instaurare una timida convivenza. Gli stessi rimangono però confinati a un ruolo subdolamente inferiore, ora come saggi che nella loro semplicità hanno capito il vero spirito della Terra, ora come barbari sanguinari e restii ad ogni civile maniera.

Dopo una carrellata di luoghi comuni, scontri con gli indiani, scontri con i bianchi (l’America assassina è una conditio sine qua non per la democrazia narrativa), luoghi comuni (ah, già detto?) e paesaggi da catalogo vacanze avventurose ecco arrivare al gran finale, che rinfranca i cuori, ci ricopre di buonismo da “figli dello stesso Dio” e corona ogni velleità di romanticismo in un Western ai limiti del genere stesso.

Non sorprende che la conferenza stampa non abbia minimamente risolto qualche eventuale dubbio sul prodotto film, ma si sia giocata tutta sulla retorica e la politica: Trump, Kim Jong-un e il razzismo, le guerre che ci avrebbero dovuto insegnare la tolleranza e il colonialismo che non va via dai vestiti.
Tutto già visto e dibattuto, ma grazie per avercelo ricordato.

Gianluigi Cacciotti

IL TRAILER


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