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Pubblicato il 07/04/2017 da Anna Pennella in ,
 
 

Louis Garrel e Rebecca Zlotowski a Roma per presentare Planetarium

Oggi all’Hotel Bernini la stampa ha incontrato Louis Garrel e Rebecca Zlotowki, regista di Planetarium, film francese che uscirà nelle sale italiane il 13 aprile. Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film ha ottenuto un ottimo successo dalla critica internazionale e noi giornalisti eravamo entusiasti di poter domandare tutto quello che volevamo sapere riguardo al film. Forse, l’ottima pellicola ci ha perfino intimidito perché all’inizio è stato un po’ difficile rompere il ghiaccio. ma alla fine ecco cosa ha chiesto chi si è fatto avanti:

    1.Com è nata l’idea di Planetarium?

R.Z. Uno dei primi desideri che volevo esaudire con il film è stato quello di voler spingermi verso un lavoro particolare con gli attori. Le riprese dei miei primi due film sono durate poco a causa del budget limitato, e questo mi ha lasciato affamata: sentivo il bisogno di mettere gli attori in uno stato di trance fisica.

     2. Lei nel film ha parlato di parecchi temi dallo spiritismo, alla figura della donna indipendente, il rapporto fraterno fino a toccare l’antisemitsimo. Come mai? 

R.Z. L’antisemitismo e’ un argomento di cui non se ne po più e mi dispiace doverne parlare ancora. Allo stesso tempo in Francia è un tema che si sente tanto e devo dire che quello che sta succedendo in ogni paese d’Europa oggi giorno può ricordare il periodo in cui è ambientato il film. Il razzismo e il populismo stavano nascendo negli anni Trenta. Certo non sono un’economista ne una storica, ma non mi infastidisce accostare questi due periodi se può servire a riflettere.

   3. Com è avvenuta la scelta di Natalie Portman e di Lily- Rose Depp?

R.Z. Natalie Portman è entrata molto presto nel progetto. Sapevo che viveva a Hollywood e io non volevo fare un film americano, ma poi ho saputo che si stava trasferendo a Parigi, e io, che l’avevo conosciuta dieci anni primi, avevo molta voglia di dirigerla. Alla fine si è trattato di un gioco d’astuzia e ho scritto il soggetto quasi apposta per lei. Lily- Rose è arrivata perciò con la Portman. E’ stata lei un giorno a mandarmi una sua foto e io l’ho trovata perfetta, per il suo corpo puro e fragile e per il fatto che, nonostante fosse veramente giovane, fosse già stat introdotta all’ambiente cinematografico cosicché non dovessi sradicarla completamente dalla sua adolescenza.

 

   4. “Si vedono più cose al buio” dicono le due sorelle quasi all’inizio del film, è forse una frase da cui si innerva      tutta la narrazione di Planetarium?  

Sì, il riferimento in primis è il dispositivo della camera oscura, un dispositivo artificiale e ancora meccanico da cui poi ho preso ispirazione anche per titolo. Il planetario e’ un luogo artificiale dove vedi le stelle:  se conosci le costellazioni le riconosci, altrimenti vedi che sono stelle in relazione ad altre. Volevo riuscire a filmare l’invisibile.
5. Come mai Garrel per questo Cammeo in cui interpreta un attore ubriaco? Ti sei riconosciuto nel personaggio?

L.G. Ho fatto questo cameo perché io e Rebecca siamo molto amici e ho amato la storia che lei voleva raccontare. Certo faccio l’attore ubriacone, forse lei ha dell’aggressività repressa (Ahahah). Comunque bisogna dire che se ci sono dei personaggi secondari bisogna caratterizzarli fin da subito in modo preciso cosicché possano rimanere impressi. Io ero sempre in compagnia di un cane ed ero sempre ubriaco.

R.Z. Ho scelto Garrel perché sono convinta che lui abbia comicità contemporanea. Non ha mai improvvisato, le sue battute però le abbiamo scritte insieme. Del suo personaggio mi piace la tenerezza, che del resto ho tolto in tutta la pellicola.

 

6. come mai dopo tutta questa atmosfera onirica nel finale la storia torna a una dura realtà come quella dell’antisemitismo?

R.Z. Non mi piace etichettare i film in generi prestabiliti. Però posso accostarlo a un film d’avventura senza speranza dove l’inquietudine galleggia in tutto il film. La mia responsabilità come regista è stata quella di uscire dai cardini della narrazione canonica. Al giorno d’oggi chiunque ha imparato le regole di una sceneggiatura: sia con le serie TV che con i film chiunque riconosce cosa sta per succedere; basta il cambio di una melodia o una luce più ombrosa che ognuno sa già cosa sta per accadere.

L.G.  Il narratore e’ onnisciente ma non lascia trapelare nulla durante tutta lo svolgimento della storia, come un sogno inquieto che fa quasi dimenticare cosa accadrà. C’è il sogno di due ragazze americane, c’è il debutto di un’attrice che non hai mai desiderato diventarlo e c’è l’ambizione di un produttore che vuole imprimere su pellicola quelli che e’ infissabile. Entrambi amiamo l’elemento metacinematografico.  Il naturalismo è la lingua più parlata al cinema al giorno oggi. Chi va verso l’espressionismo come Sorrentino in Italia, capisce che è una buona strada per allontanarsi dalla realtà. In Planetarium i personaggi sono lucidi ma accecati dalla realtà c’è stanno vivendo. Solo la Portman e’ quella che tiene i piedi nel presente e nel reale.

Anna Pennella


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