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Pubblicato il 18/10/2017 da Davide Sica in , ,
 
 

Si torna a Derry fra il terrore di It e le amicizie di un’estate

La recensione di It di Andrés Muschietti, in uscita nelle sale giovedì 19 ottobre. Nel cast Bill Skarsgård, Jaeden Lieberher, Jeremy Ray, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Logan Thompson e Jackson Robert Scott

Trama: Derry, ottobre 1988. In un clima di terrore dovuto alla misteriosa sparizione di un numero sempre crescente di bambini, il piccolo Georgie Denbrough (Jackson Robert Scott) scompare senza lasciare traccia. Otto mesi dopo il fratello Bill (Jaeden Lieberher), incapace di rassegnarsi alla perdita, sarà costretto a battersi contro una forza malvagia che assume le sembianze del clown Pennywise (Bill Skarsgård): ad aiutarlo gli amici Richie (Finn Wolfhard), Ben (Jeremy Ray), Eddie (Jack Dylan Grazer), Beverly (Sophia Lillis), Stan (Wyatt Oleff) e Mike (Chosen Jacobs).

L’horror più atteso dell’anno ha il viso pallido e il ghigno rosso. Il ghigno malefico di un demone che nelle fattezze clownesche di Pennywise si risveglia nella fittizia cittadina di Derry e semina il terrore subdolo, risvegliando quelle paure che pensavamo seppellite dentro di noi e che invece diventano la nostra trappola. La trappola in cui i bambini di Derry inevitabilmente finiscono per cadere, come il piccolo Georgie in quella fogna oscura. L’enorme sfida di rappresentare cinematograficamente uno dei romanzi più amati e più corposi di Stephen King viene accettata dal cineasta argentino Andrés Muschietti, che riprende quelle pagine mal raccontate dalla fiacca mini-serie di Tommy Lee Wallace del 1990, illuminata solamente dall’inquietante interpretazione di Tim Curry nel ruolo del malvagio pagliaccio e rimasta nell’immaginario come uno dei simboli delle paure infantili di un’intera generazione, legate al piccolo schermo. 

 

A riprendere le pittoriche e malefiche vesti di Pennywise è il giovane attore svedese Bill Skarsgård, figlio e fratello d’arte, che rivela la sua bravura, calibrando molto bene la grottesca e terrificante natura del demone, attraverso soprattutto quel ghigno di cui sopra e una mimica perfetti.
Il lavoro di Muschietti si rivela di pregevole livello, perché il regista di Buenos Aires asciuga con discreto buon senso il romanzo di King, senza sfaldare pressoché nulla ma inevitabilmente perdendo profondità in determinati passaggi narrativi. Se da un lato, infatti, il climax di tensione e paura è costante e non risente di cali significativi, a convincere meno è il poco coraggio con il quale viene affrontato il materiale di base. C’è qualità evidente in questo It e l’aspetto orrorifico, seppur attraverso un linguaggio di genere assai canonico, viene rappresentato al meglio, tanto da farlo diventare probabilmente uno degli horror più riusciti degli ultimi anni.
Tuttavia la difficoltà che il cinema trova nel trasporre, o quantomeno nel declinare su pellicola le interminabili, ricche e stratificate pagine dei romanzi dello scrittore di Portland, trovano in parte conferma anche in questa prima vera versione per il grande schermo di quello che viene spesso considerato il capolavoro letterario di Stephen King.
Materiale in abbondanza che inevitabilmente il cinema è costretto a limitare. Materiale che forse sarebbe più adatto per una trasposizione seriale.
Muschietti riesce in ogni caso a smuovere le nostre paure più recondite, attraverso sequenze dove i giovani Perdenti oscillano tra la voglia di crescere e il terrore del mondo che li circonda, a volte più spaventoso dello stesso Pennywise. E sono proprio i Perdenti, la cui terrificante avventura estiva viene spostata negli anni ’80 – dagli anni ’50 del libro – a dare smalto al film: l’ottima e carismatica prova di Jaeden Lieberher nei panni di Bill Denbrough è supportata dal Finn Wolfhard di Stranger Things (Richie Tozier), da Jack Dylan Grazer (il piccolo ipocondriaco Eddie) e Jeremy Ray (Ben). Perfetta la caratterizzazione di Beverly, interpretata dalla bravissima Sophia Lillis. Più (prevedibilmente) in disparte Wyatt Oleff (Stan) e Chosen Jacobs (Mike).
Forse sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più in termini di audacia e di coraggio ma nel complesso il film assolve al proprio compito con buona efficacia e difficilmente deluderà chi del libro ha amato l’atmosfera indimenticabile di un romanzo di formazione che è pietra miliare e ispirazione per un’intera generazione. In attesa di rivederci tutti a Derry, tra qualche decennio, chiamato 2019.

Davide Sica


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Davide Sica

 
Sono nato a Lecco nel 1987, su quel ramo del lago di Como. Dopo aver terminato gli studi superiori decido di vincere la timidezza partecipando a svariati seminari teatrali. Frequento per tre anni la scuola di recitazione del Centro Teatro Attivo di Milano e studio doppiaggio professionale con Aldo Stella. Nel frattempo mi diplomo in film editing all’Accademia dello Spettacolo e studio storia e critica del cinema. Metto in fila negli anni esperienze nel cinema indipendente, nell'animazione turistica, in radio e sul web. Tante cose e un unico comune denominatore: il cinema. Ecco il mio sito: www.davide-sica.it