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Pubblicato il 20/10/2017 da La Redazione in
 
 

David Fincher ancora contro le regole degli studios

David Fincher con la serie Mindhunter per Netflix, di cui firma quattro dei dieci episodi che compongono la prima stagione, continua ad essere uno dei registi più quotati di oggi, anche se, come egli stesso ha rivelato al Financial Times, è sempre più difficile restare nel giro che conta ad Hollywood, poiché se non si rispettano le regole dettate dagli studios si viene fatti fuori. Il regista di Seven e Fight Club ha così dichiarato:

“Guarda, molta gente che c’è negli studios ci crede. Alcuni executive sono amici miei. Ma se vuoi fare un film con gli studi, devi rimanere nei loro binari”. 

Una cosa che manca a Fincher è il “dramma per adulti” fatto di momenti di calma in cui i personaggi si abbandonano a lunghe conversazioni. Ecco cosa ha detto il regista al riguardo:

“Nei film non c’è tempo per i personaggi: prendete Tutti gli uomini del presidente. E’ tutto sui personaggi. Adesso i film parlano di salvare il mondo dalla distruzione. Nei film (anche i miei) non ci sono tante scene in cui qualcuno si ferma a chiedersi perché. E’ tutto un conto alla rovescia. In Mindhunter è difficile trovare il conto alla rovescia. Ma il punto è: non m’importa se la scena consiste in cinque pagine di due persone in un’auto che bevono caffè da bicchieri di carta, l’importante è che ci sia una dinamica affascinante tra loro, che io capisca qualcosa di loro. E non me ne frega niente se l’auto non supera i 60 km/h.”

Fincher, che ricordiamo si vide stravolgere il suo Alien³ proprio dall’intervento degli studios, ha concluso il suo intervento con un’analisi molto interessante, per quanto amara, e che fa riflettere:

“Il cinema non è morto, è solo diverso. Le sale sono ancora piene di ragazzini, ma stanno tutti a guardare gli smartphone. E’ un evento sociale come un falò, il film è il falò. E’ il motivo per cui la gente si riunisce ma non sta lì per essere guardato. Perché il falò è sempre uguale.”


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