Breaking news
 

 
0
Pubblicato il 21/02/2017 da Francesca Sordini in ,
 
 

Beata ignoranza, la recensione del film con Marco Giallini e Alessandro Gassmann

Beata ignoranza è un film del 2017 diretto da Massimiliano Bruno con Marco Giallini, Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Valeria Bilello e Teresa Romagnoli. La pellicola sarà dal 23 febbraio 2017 nei cinema.

Il cinema italiano era, tecnicamente, in ripresa. Dopo Indivisibili, Veloce come il vento, Lo chiamavano Jeeg Robot, La pazza gioia, pensavamo che fosse possibile realizzare film con una bella storia, una buona sceneggiatura, dei personaggi a tutto tondo. Neanche sul versante commedie andavamo male: dopo anni di cinepanettoni, Perfetti sconosciuti, Quo vado?, o anche il meno riuscito Che vuoi che sia di Edoardo Leo, sembrava di essere entrati in una stagione nuova, fresca, innovativa, capace di spingerci fuori dai nostri confini e renderci finalmente competitivi sul mercato internazionale.

Che triste passo indietro che rappresenta dunque Beata ignoranza di Massimiliano Bruno. Di nuovo un titolo da espressione idiomatica, di nuovo un titolo di difficile memorizzazione anche per gli addetti ai lavori, perché banale, non originale, non accattivante, uguale a decine di altri. Se è difficile per noi, figurarsi per lo spettatore medio che va al cinema una volta ogni due mesi: uscito dalla sala, soprattutto se il film è così così, faticherà a ricordarsi il titolo, e addio passaparola.

Ma Beata ignoranza ha anche altri problemi, ben più gravi di un titolo poco brillante. Il motore dell’azione è così insignificante da essere spesso obliato nel corso della narrazione a favore delle varie beghe personali dei singoli personaggi. La storia è praticamente inesistente; quelle poche volte che la trama ha un guizzo il film diventa così surreale da lasciare lo spettatore incredulo. Neanche Gassman e Giallini riescono a reggere la storia, intrappolati in ruoli talmente macchiettistici da risultare irreali: capiamo il professore di italiano amante della lettura con l’avversione per la tecnologia, ma il cinquantenne che non possiede neanche un computer ed utilizza telefoni antecedenti al Nokia 3310 è un insulto all’intelligenza dello spettatore. Lui e Gassmann (professore di matematica dipendente dalla tecnologia che spiega la materia tramite app del telefono) si detestano perché da giovani si contendevano l’amore di Carolina Crescentini (qui al suo peggio, se mai ha dato prove migliori). Alla fine lei sposa Giallini, per poi rivelargli quindici anni dopo che la figlia avuta non è sua ma dell’altro. La suddetta figlia – Nina, come il personaggio di Čechov: quanti danni fa la cultura nozionistica – torna dieci anni dopo per girare un documentario e riavvicinarsi ad entrambi i padri.

La regia è pessima, e abusa della rottura della quarta parete, malmesso escamotage senza il quale il film avrebbe funzionato un pochino meglio, ma che comunque non avrebbe salvato la pellicola da alcune scene di una bruttezza devastante. Bruno riesce nell’impresa impossibile di inibire Giallini, forse l’attore più bravo che il cinema italiano possa vantare. Tanto per farvi rendere conto dell’entità dei danni perpetrati.

Francesca Sordini


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Francesca Sordini

 
Da piccola ho voluto fare, nell'ordine, la cavallerizza, la pittrice e la ballerina. Tutti mestieri sottopagati, esattamente come lo è fare il giornalista. Mestiere che non mi piaceva, mentre a mia nonna sì. Andò a finire che nonna ci aveva visto più lungo di tutti.