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Pubblicato il 02/10/2017 da Gabriele di Grazia in ,
 
 

Ammore e malavita: il fantastico ritorno dei Manetti Bros.

Recensione di Ammore e malavita, dei Manetti Bros., con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso e Raiz. La pellicola con le liriche di Nelson e le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi, sarà nei cinema italiani dal 5 ottobre 2017.

Don Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso), è un boss camorrista dall’aspetto innocuo che scampa ad un attentato all’interno di uno dei suoi depositi del pesce e decide di chiudere con la vita rischiosa e stressante dei camorristi, sempre braccati dalla polizia e impegnati a schivare le pallottole di altri camorristi. L’uomo, consigliato dalla moglie Maria (Claudia Gerini), una fanatica di cinema e in particolare dei film di 007, fa credere a tutti, parenti, amici e stampa, di essere morto per togliere il disturbo all’insaputa del mondo. Ma qualcosa durante l’attuazione del piano va inaspettatamente storto: Fatima (Serena Rossi), una giovane infermiera, ha visto qualcosa che non doveva vedere e ora deve morire. Per togliere di mezzo la ragazza Don Vincenzo sguinzaglia i suoi due fidati killer, Ciro (Giampaolo Morelli) e Rosario (Raiz), ma il primo riconosce in Fatima il suo amore adolescenziale e le risparmia la vita. Messa in salvo la fanciulla e accusato di tradimento, Ciro ora è ricercato da tutti i malavitosi fedeli a Don Vincenzo che hanno giurato di fargli le scarpe. Riuscirà l’amore ritrovato di Ciro e Fatima a salvarsi dagli innumerevoli agguati che “o’ re do pesce” ha disseminato per loro nei vicoli di tutta Napoli dal suo bunker segreto?

A pochi anni dall’apprezzato Song’e Napule i fratelli Manetti tornano nelle strade del capoluogo campano con un’altra pellicola destinata a far breccia nel cuore degli spettatori e a rimanere negli annali della storia del cinema italiano. Attingendo a piene mani dalla tradizione della sceneggiata napoletana e giocando con gli stereotipi cinematografici che da sempre interessano Napoli e la sua gente, i due registi romani confezionano forse la più grande dichiarazione d’amore su pellicola che sia mai stata fatta alla città. In effetti ridurre Ammore e malavita ad un musical come tanti altri è piuttosto riduttivo, innanzitutto perché ci troviamo di fronte ad un caso raro all’interno di un panorama, quello del cinema italiano, ancora poco disposto a rischiare per quanto riguarda la produzione di film di genere, e poi perché, obiettivamente, la pellicola in questione è sorretta da una colonna sonora di tutto rispetto che la eleva, in più di una sequenza, a vera opera d’arte: i momenti musicali, seppur avendo l’unico difetto di cristallizzare l’azione smorzandone il ritmo, sono impreziositi da melodie efficaci e da testi di straordinaria intensità che catturano il pubblico proiettandolo al centro di un’esperienza immersiva a 360°.

Ma la vera forza del film è il cast, davvero incredibile e capace di destreggiarsi con facilità tra scene farsesche e drammatiche, non mancando mai di essere credibile seppur sopra le righe. Su tutte spiccano le interpretazioni di Claudia Gerini e Serena Rossi che vestono i panni di due donne agli antipodi, una carnefice, l’altra vittima sacrificale, entrambe caratterizzate da un carattere determinato e capaci di indirizzare la storia a proprio piacimento. Morelli, attore feticcio dei Manetti e già protagonista per il duo registico della serie L’ispettore Coliandro, Piano 17 e Song’e Napule è bravo nel tratteggiare il carattere del suo personaggio procedendo per sottrazione: tanto la sua metà, Fatima, è esuberante e logorroica, tanto lui è essenziale e silenzioso; tanto lei è capace di prendere in mano una situazione che la vorrebbe passiva (è lei ad ammanettarsi al suo amato decidendo di condividerne il destino, nel bene e nel male), tanto lui si lascia trascinare dagli eventi che sembrano sopraffarlo mettendosi nelle mani di questo o quel personaggio. Eppure lo sguardo di Ciro è quello di chi crede fermamente che una Napoli diversa sia possibile, che la violenza che l’ha travolto segnandogli il destino possa essere spazzata via dalla forza dell’amore. È per amore, infatti, che l’uomo affronta la morte a testa alta e con lo sguardo spavaldo come se stesse indossando una corazza e si getta a capofitto nell’azione incurante delle conseguenze che il suo agire comporta.

Dopo essersi cimentati con il thriller, la fantascienza con lo splendido L’arivo di Wang, l’horror e la commedia dei buoni sentimenti i Manetti Bros. convincono con questo musical divertente e squisitamente “shakespeariano” che dopo Venezia conquisterà gli italiani a suon di musica e pallottole volanti. Semplicemente imperdibile.

Gabriele Di Grazia


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Gabriele di Grazia

 
Classe 1985, sono da sempre appassionato di cinema, da quando i miei genitori mi portarono a tre anni a vedere L’ultimo imperatore di Bertolucci. Non che ricordi molto di quella mia esperienza in sala, tra l’altro i miei mi ci portarono perché quel giorno non sapevano a chi lasciarmi, però il sapere di aver messo per la prima volta piede in un cinema per assistere proprio ad un film di Bertolucci ha sempre suscitato in me un forte motivo d’orgoglio (finché Bertolucci non si rifiutò di autografare la mia copia DVD de L’ultimo imperatore). Cresciuto a pane e videocassette, amante del cinema fantastico di Spielberg, Lucas e Zemeckis, a cinque anni mi innamorai perdutamente di Jessica Rabbit e passai tutte le elementari e le medie sognando di essere Marty McFly. Sicuramente il LunEur ha contribuito molto allo sviluppo della mia immaginazione con i suoi scenari e pupazzi alla Goonies, e credo che non sarei lo stesso se non avessi frequentato quel posto favoloso e gotico (e pericoloso) sin dalla tenera età. Coi miei amici abbiamo cominciato a girare cortometraggi a quindici anni e non abbiamo più smesso. Ancora oggi coltivo la passione per il doppiaggio, la recitazione, la sceneggiatura e la scrittura di articoli riguardanti il cinema. Altri interessi: la lettura, il disegno, la musica pop rock che va dagli anni 50 agli anni 80 e i dinosauri. Ma queste sono altre storie…